venerdì, 13 maggio 2011 ore 11:15 (UTC+1)

Polisse

Il giudizio: illuminante (Premio della giuria)

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di Marco Zucchi

Regia di Maïwenn Le Besco. Con Maïwenn Le Besco, Riccardo Scamarcio, Sandrine Kiberlain, Karin Viard, Nicolas Duvauchelle
Drammatico - Francia 2011 - 128 min

Polisse è davvero bello. Il recente cinema-verità alla francese comincia a diventare una vera e propria scuola, che miscela sapienti riferimenti al mondo reale con personaggi fittizi ma credibilissimi. dopo la scolaresca multietnica di La classe (Laurent Cantet, Palma d'oro 2008) e l'inferno carcerario di Il profeta (Jacques Audiard, Premio speciale della giuria 2009), tocca alla squadra speciale che si occupa dei crimini su minori. In una Parigi composita, frammentata tra mille abitudini sociali ed etniche, pervasa dal denominatore comune di tanti bambini che vengono trattati come non meritano. Non semplicemente pedofilia, come verrebbe facile pensare, ma una serie di situazioni al limite dello struggente, che contemplano tante vittime e non sempre dei mostri come carnefici. In tutto questo c'è anche la vita quotidiana, umanissima, sull'orlo continuo del burnout, dei poliziotti. Meno patinati di quelli che vediamo nei serial tv, meno afflitti da finti problemi scritti da sceneggiatori furbi. E per questo anche più simpatici.

Lo sguardo di Maïwenn (che di cognome fa Le Besco ed è la sorella di Isild, vista a Locarno lo scorso anno sia nell'inquietante e potente Au fond des bois che col suo perdibile film da regista Bas-Fonds) è sociologico, se non addirittura antropologico. E trova una sua declinazione anche a livello di trama, perché la regista interpreta la fotografa chiamata ad immortalare con la fedele Leica i momenti di "normalità" del commissariato. Deve seguire il lavoro della squadra, cogliendone i tempi morti, che sono quelli essenziali come in tutte le cose. Ne nasce anche una storia d'amore, che si inserisce nei tanti intrecci sentimentali che toccano gli agenti, uomini e donne in carne ed ossa e per questo percorsi da sentimenti, nevrosi, patemi, tristezze. Che saltano fuori dallo schermo con freschezza ed immediatezza sorprendenti.

La schiettezza con cui mammine fermate rivelano senza colpa di masturbare ogni sera bimbi di tre o quattro anni per tenerli tranquilli, quella del bambino che si rammarica perché il suo insegnante di ginnastica finirà in prigione ("ma gli voglio bene"), quella della dodicenne che dice tranquillamente di aver praticato fellatio a dei compagni per farsi ridare il telefonino ("ma era uno smartphone", dice in uno dei momenti di paradossale ilarità del film). E poi tante altre situazioni-limite che impressionano, colpiscono, fanno riflettere e talvolta scardinano anche qualche facile giudizio di benpensanti e moralisti, perché raccontano una realtà che è sempre e comunque più complessa, più triste, più dura di qualsiasi semplificazione.

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Un estratto del film

13.05.2011

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