Il giudizio: Autoreferenziale
Un film di Sofia Coppola con Stephen Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Karissa Shannon, Kristina Shannon, Jo Champa
Drammatico, durata 98 min - Usa 2010
Quando cresci in un determinato ambiente, è probabile che tenderai a guardare il mondo prendendolo come punto di riferimento. Se sei un imbianchino guardi gli angoli delle stanze, se sei un nobile inglese di campagna ti interessano i cavalli e le volpi, se sei la figlia di un mostro sacro di Hollywood osservi con quegli occhi lì.
Certo si tratta di una semplificazione, ma non sembra un caso che prima Sofia Coppola abbia girato la storia di un vecchio divo sempre in giro per alberghi internazionali (Lost in translation, grande film) e ora - dopo la parentesi in fondo anch'essa autobiografica di Maria Antonietta - abbia deciso di tornare in pista con la storia dell'aridità esistenziale di un giovane attore famoso e vuoto.
Il suo personaggio si chiama Johnny Marco, ha una Ferrari nera, vive in albergo tra un viaggio per presentare il nuovo film, una comparsata ai Telegatti italiani (piccola apparizione per Simona Ventura, Valeria Marini, Maurizio Nichetti, Nino Frassica e qualche altro), richieste d'intervista, ammiccamenti delle fans e sesso con sconosciute. Lui nel privato è un tipo più che ordinario. È sciatto e banale. Sempre in camicia di flanella a quadroni, sempre annoiato, sempre deluso, sempre apatico. Arriva ad addormentarsi con la testa tra le gambe di una sventola bionda, oppure a pagare due gemelline forse maggiorenni che gli fanno la lapdance a domicilio. That's Hollywood baby.
Sofia ha detto di voler raccontare un vuoto esistenziale nella Los Angeles di oggi. Non quello di una cameriera di fastfood, non quello di un netturbino, ovviamente, ma quello di uno a cui le donne mostrano spontaneamente i seni per strada. Vabbè. La critica è che si tratta del solito mondo autoreferenziale dello show biz. Fa tanto clamore nei festival perché tutte quelle situazioni - giornalisti ottusi che fanno domande ottuse e che poi siamo noi, presentatrici tv che sembrano (sono?) sotto l'effetto della coca quando fanno interviste schizzatissime, incontri con Benicio del Toro in ascensore in cui il dialogo è "come va vecchio mio", "bene grazie e tu?" - sono proprio le situazioni che gli addetti ai lavori conoscono. Ma al resto del mondo, mi dico, cosa cavolo gli frega della vita inutile di un attore annoiato? La definizione di masturbazione mentale, per questo film, è dietro l'angolo.
A salvare il tutto c'è l'ispirato talento di Sofia, la leggerezza con cui riesce a trovare momenti di poesia nelle cose che fa. Qui le migliori sensazioni arrivano attraverso il rapporto di quest'uomo con la figlioletta undicenne (Elle Fanning, molto brava). È lei il raggio di luce, di vita, di emozione, di speranza in qualcosa di vero.
YouTube, 02.09.2010 -
Strahollywood, Rete Tre, 06.09.2010 -