lunedì, 06 settembre 2010 ore 12:29 (UTC+1)

Essential Killing

Il giudizio: Grottesco

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di Marco Zucchi

Un film di Jerzy Skolimowski con Vincent Gallo, Emmanuelle Seigner, Nicolai Cleve Broch, David Price, Stig Frode Henriksen
Thriller, durata 83 min -  Polonia, Norvegia, Irlanda, Ungheria, 2010

Mettete Rambo insieme al personaggio di un videogame del genere survival, dove ti muovi su un territorio ostile e intorno ci sono solo insidie, nemici pronti ad accopparti, modi per farti male. Aggiungete nello shaker un buon quantitativo di ponderosa riflessione politica, di quelle che senza un autore illuminato noi non saremmo mai in grado di fare da soli. Completate con l’ingrediente speziato che serve a rendersi glam: un attore iconico come Vincent Gallo nei panni del talebano braccato. Magari, ultima cosa, non fatevi mancare le immagini estetizzanti e la fotografia algida che solo la natura sconfinata, i boschi innevati di una probabile Polonia vi possono dare. Ecco che avrete le uccisioni essenziali di Skolimowski, regista di lungo corso, già Orso d’oro a Berlino negli anni ’60, capace di dividere la critica come pochi altri.

Alla proiezione stampa gli sguardi schifati e al limite del conato si mischiavano con quelli di giornalisti che sembravano aver raggiunto un metaforico orgasmo cinefilo dopo un terzo di proiezione.

Cos’è detto in pochi cenni di trama? Prima parte nel deserto afgano. Elicotteri e squadre speciali occidentali si aggirano sbruffone tra le caverne naturali. Però se ti va male ed incontri Vincent il talebano, ecco che può scapparci il colpo di bazooka e la squadra speciale va a brandelli. Il cattivo integralista viene catturato dalle truppe e finisce tra i torturabili nelle famigerate extraordinary renditions, le gite fuoriporta segrete della CIA, che con la compiacenza dei governi, sul territorio sovrano di nazioni europee, ha portato avanti efferatezze nei confronti dei prigionieri. Il personaggio di Gallo però riesce a fuggire da una camionetta che si ribalta e si ritrova nel videogame più assurdo dai tempi del reduce dal Vietnam interpretato da Stallone.
Nell’ordine queste assolute incongruenze: scappa per chilometri nella neve a piedi nudi, ma non sembra soffrire il freddo. Finisce con il piede in una tagliola, urla sanguina si dispera, ma dopo trenta secondi riparte correndo (sempre a piedi nudi sulla neve) come Abebe Bikila a Roma ’60. Cade da una cascata ghiacciata in un lago che ha la superficie gelata e udite udite, al posto di andare in ipotermia immediata come faremmo tutti noi, lui nuota, esce, i vestiti gli si asciugano all’istante (ma senza ghiacciarsi, vedi mai che debba interrompere la corsa) e quindi può farsi un baffo anche delle leggi fisiche. Mangia bacche allucinogene e ha le traveggole: gli appare la sua vita di devoto dell’Islam, la sua donna, gli appaiono le persone che ha ucciso col bazooka, non gli appare il regista altrimenti Vincent Gallo gli tirerebbe uno schiaffo.

Non vi dico come va a finire così casomai arrivasse nelle nostre sale potrete farvi quattro risate spontanee. Skolimovski sonda il concetto di no limits e va pure parecchio al di là, mentre questa versione barbuta, smagrita, allucinata e ipercinetica di Vincent Gallo l’avremmo volentieri lasciata all’interno dei videogiochi. Certo, le immagini a tratti sono bellissime, ma per quello c’è il National Geographic, che di tanto in tanto – ne sono certo – si fa anche qualche giro nelle foreste polacche.

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Una scena del film

Una scena del film

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Il trailer del film

YouTube, 06.09.2010 -