domenica, 05 settembre 2010 ore 10:29 (UTC+1)

Post Mortem

Il giudizio: Sopravvalutato

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di Marco Zucchi

Un film di Pablo Larraín con Alfredo Castro, Antonia Zegers, Amparo Noguera, Jaime Vadell, Marcelo Alonso
Drammatico, durata 90 min - Cile, Messico, Germania 2010

Una prima annotazione davvero poco politically correct – e me ne scuso – è che sembra un po’ limitante che il cinema riduca sistematicamente la realtà cilena al golpe contro Allende del 1973. D’accordo, fu un fatto gravissimo che segnò le coscienze di un intero paese, ma possibile che negli ultimi 37 anni non ci siano altre cose da raccontare, una contemporaneità più stringente da documentare?

Detto questo l’approccio dell’enfant terribile Larraín – 34 anni e già considerato un autore di culto grazie al precedente Tony Manero – è di quelli intriganti ed inconsueti.
Marco è un uomo grigio di mezza età. Vive solo, si cucina uova in camicia che consuma in rigorosa e silenziosa solitudine, ha una pettinatura inguardabile di quelle che andavano di moda in Sudamerica a quei tempi – capelli lisci all’altezza delle spalle, tirati dietro le orecchie, riga in mezzo – e lavora come funzionario dattilografo all’obitorio. Assiste il medico legale, trascrive sotto dettatura le autopsie. Uno divertente, insomma. La sua unica vera passione si consuma per la vicina Nancy, ballerina di cabaret dai costumi apparentemente facili, sorella e figlia di attivisti comunisti che tengono le riunioni in casa. I due hanno qualche superficiale contatto, ma tutto quanto resta al non detto. È chiaro che lei piace a lui, non è chiaro malgrado la simpatia evidente se lui piace a lei.

Finché un giorno arrivano i soldati, fanno scoppiare la casa, portano via tutti salvo Nancy, che si nasconde in uno scantinato. È il colpo di stato di Pinochet. I cadaveri cominciano ad arrivare all’obitorio in gran numero. C’è tempo solo per esami autoptici approssimativi: quanti fori di proiettile, punti d’entrata e d’uscita. E poi c’è da fare un’autopsia molto speciale e Marco, insieme ai medici patologi, si trova davanti alla testa scoppiata di Salvador Allende. La questione politica rimane tuttavia soltanto il tragico sfondo di una vicenda umana di incomunicabilità, di grande autismo comunicativo, di apatia dei sentimenti. Che porterà il protagonista a sfogare in maniera crudele su Nancy le sue frustrazioni.

Film idolatrato da buona parte della critica, con qualche rara eccezione di segno opposto, Post mortem contiene diversi elementi di originalità ma anche, a mio parere, un eccesso di autocompiacimento, che si risolve nel mostrare una sorta di sbiaditissima versione del Travis Bickle di Taxi Driver. Certo, l’intenzione era anche evidenziare l’indifferenza con cui l’individuo singolo può arrivare ad essere testimone del male assoluto senza uscire dai suoi piccoli pensieri quotidiani, ma sinceramente è stato fatto meglio di così un sacco di volte (pensate a Le vite degli altri, per esempio).
Lo spunto originale resta l’ambientazione mortuaria, ma dà tanto l’impressione di essere una scelta furba di sceneggiatura, di quelle che vogliono attirare l’attenzione.

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Antonia Zegers in una scena del film

Antonia Zegers in una scena del film

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Il trailer del film

YouTube, 06.09.2010 -