giovedì, 09 settembre 2010 ore 22:24 (UTC+1)

Il cinema che piace a Quentin spopola in laguna

Un'edizione caratterizzata dai molti film d'azione

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di Marco Zucchi

35 minuti consecutivi di combattimenti con le katana tra samurai giapponesi. È l'epica performance del regista giapponese di culto Takashi Miike nel suo 13 assassins in concorso. Al presidente della giuria Quentin Tarantino non potrà che piacere, visti gli incessanti riferimenti all'epica nipponica presenti nel suo cinema, dalla spada brandita da Bruce Willis in Pulp Fiction alle armi perfette forgiate da Hattori Hanzo in Kill Bill.

Ma non è l'unico tra i film in concorso ad aver fatto nascere tra i giornalisti il tam tam del "pare sia piaciuto a Tarantino, quindi questo vince qualcosa". Discorso analogo vale infatti per l'esageratissimo spagnolo Balada triste de trompeta dell'almodovariano splatter Alex de la Iglesia. Decisamente kitch e barocchissimo, il suo concentrato di citazionismi (da Hitchcock in giù) ambientato durante il periodo franchista non ce ne risparmia una: squartamenti facciali, automutilazioni con soda caustica e ferro da stiro incandescente, colonne vertebrali in frantumi, efferate stragi fasciste. Il tutto ambientato in un circo scalcagnatissimo, con protagonisti due clown, classiche maschere del genere horror-splatter.

Questo melodrammone divertente e assurdo a Quentin non poteva non piacere, diciamocelo, così come si presume abbia amato Detective Dee del cinese Tsui-Hark, dove un investigatore d'altri tempi deve indagare sulla misteriosa morte di persone che prendono fuoco dall'interno.

Come dire, il cinema di genere al potere, anche se poi ci sono autori che fanno tutt'altro, come il franco-tunisino Abdellatif Kechiche che ha voluto riabilitare alla memoria collettiva la figura di una donna nera di inizio ottocento, la sudafricana Sartjie o Sarah Bartmann, la venere ottentotta esibita negli zoo di mostri di Londra e Parigi e poi - dopo morta - sezionata, studiata ed esibita di nuovo al museo di Parigi. Fino ai nostri giorni: nel 2002 il Sudafrica ha ottenuto la restituzione dei suoi resti, compreso l'aberrante vaso contenente la sua vulva, e le ha dato dignitosa sepoltura.

Siamo quasi alla fine dei giochi, sabato è il giorno del Leone d'oro, vedremo se e quanto lo spirito tarantiniano incideranno sul verdetto.

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