Tra stelle e pernacchie cosa รจ piaciuto e cosa no agli addetti ai lavori
Siamo quasi alla resa dei conti e per farci un'idea di chi potrebbe essere il vincitore del Leone d'oro niente di meglio che affidarci alla statistica e ai giudizi degli altri. Quelli riportati quotidianamente dal Daily Variety pubblicato in occasione della mostra e distributo ai giornalisti in sala.
Variety è un po' la Bibbia della Hollywood produttiva, quindi una rivista che bada molto al sodo e poco ai fronzoli. Ecco allora che per giudicare i film si affida alle stelline di una serie di professionisti internazionali in grado di far prevalere, si presume, i fatti e l'obiettività sui gusti e le passioni.
I nomi degli interpellati: Paolo D'Agostini di La Repubblica, David Gritten del Daily Telegraph, Paolo Mereghetti del Corriere della Sera, Roderick Conway Morris dell'Herald Tribune, Lietta Tornabuoni di La Stampa, Jacques Mandelbaum di Le Monde, Fabio Ferzetti per il Messaggero, Kniebe e Vabhzadeh in condivisione per la Suddeutsche Zeitung, Maurizio Caverzan per Il Giornale, Michel Ciment per Positif, Michele Gottardi per La nuova Venezia, Lee Marshall di Screen International, Adriano De Grandis del Gazzettino, Stephanie Zacharek di Movieline, Roberto Silvestri e Mariuccia Ciotta per Il Manifesto, Anne Thompson di Indiewire, Crespi e Zonta per L'Unità, Elisabeth Lequeret di Radio France, Mariarosa Mancuso per Il foglio, Samir Farid di Almasry Alydum e Roberto Pugliese del bollettino italofono del festival Venews Daily.
E poi c'è la media della critica online del sito www.mouseadoro.it. Alcuni dei critici citati, li abbiamo sentiti anche noi durante la trasmissione di Rete Due Geronimo che potete riascoltare nella sezione Ascolta. Con loro in trasmissione anche Antonio Mariotti del Corriere del Ticino e Tatti Sanguineti della RAI.
Ecco i verdetti calibrati sui primi diciassette film. Per gli ultimi sette bisogna attendere il nuovo e ultimo numero del Daily Variety:
il film inaugurale Black Swan ha una valutazione media, raccoglie l'entusiasmo del Daily Telegraph, di Screen e della Stampa (4 stelline) e le pernacchie dell'Unità (1 stellina).
La pecora nera di Ascanio Celestini (l'altroieri sera cenava al nostro stesso ristorante, quindi era ancora al Lido, quindi forse sapeva qualcosa sui premi che noi non sappiamo?) in generale è piaciuto agli italiani e a Le Monde (4 stelline) e invece pochissimo al resto dei giornalisti internazionali.
Miral di Schnabel, oltre ad incassare la stroncatura di Mereghetti sul Corsera, becca una media di due stelline. Una delle delusioni del festival, indubbiamente.
Norwegian Wood, film amatissimo da alcuni e detestato da altri, incassa una media tra le due e le tre stelline con punta di quattro sull'Herald Tribune.
Happy Few, sbertucciatissimo film erotico francese sullo scambio di coppia, ha un record di bocciature con ben cinque volte una stellina.
Somewhere della talentuosa Coppola Jr prende cinque stelline dalla Suddeutsche Zeitung, unico voto massimo fra tutti quelli citati fin qui.
Il russo Silent Souls, gettonato da Antonio Mariotti del Corriere del Ticino e pure da noi, convince anche il resto dei colleghi con tre volte cinque stelline, due quattro e mezzo, parecchi quattro. Per i media è il vincitore morale. Per la giuria vedremo se sarà il vincitore effettivo.
Potiche di Ozon ha diviso. I suoi toni da commedia sono stati snobbati da alcuni e amatissimi da altri (tra cui noi): cinque stelline dalla Tornabuoni e dalla Mancuso.
La Passione di Mazzacurati, altra commedia e film non proprio da concorso, ha però convinto sia Repubblica che l'Herald Tribune: cinque stelline! Una sola da Le Monde e Suddeutsche Zeitung.
Meek's Cutoff, western estetizzante, resta con voti intorno al tre con una punta di cinque stelline assegnata dai cinefili un po' controcorrente e un po' snob del Manifesto.
Detective Dee di Tsui Hark è uno degli outsider amati da parecchi critici. Effetti speciali spettacolari e l'industria del cinema cinese in tutto il suo splendore per una storia in costume che raccoglie voti tra il tre e il quattro.
Post Mortem, l'acclamato cileno che mette in scena l'autopsia di Pinochet raccoglie ottimi voti, con ben quattro giudizi da cinque stelline, tra cui Repubblica e Corsera. A noi non è piaciuto particolarmente. Ce lo ha invece segnalato tra i suoi favoriti il collega Mariotti.
Essential Killing di Skolimosvski resta tra le tre e le quattro stelline. Noi ne assegniamo una sola, per il fastidio di vedere la geppa di Vincent Gallo disperarsi nella neve.
The Ditch, la fossa, era il film sorpresa e Wang Bing potrebbe poi pure vincere, nemmeno troppo a sorpresa. Incassa un cinque stelle dal Corsera e voti medioalti dagli altri.
Promises Written in Water è ancora Gallo, questa volta attore e anche regista. Undici giudizi da una stellina la dicono lunga su qual è il film meno amato del festival. Inconsistente. Non basta mostrare la vagina di una bella bionda in primo piano per fare cinema.
Noi credevamo di Martone, che ci credeva e incassa voti alti di stima da tutta la stampa italica. Cinque stelle da Messaggero, Manifesto e Unità. Giudizi che sembrano ideologici per quella che è poco più di una fiction elegante. Il tema celebrativo risorgimentale potrebbe essere un bonus al momento dei Leoni.
Balada triste de trompeta di De la Iglesia era dato come il preferito di Tarantino. Non ci crediamo fino in fondo, anche se tra kitsch ed esagerazioni resta sicuramente un film senza mezze misure, capace di una sua estetica forte. Alla stampa è piaciuto poco, media del due, con un solo cinque da Mariarosa Mancuso del Foglio.
Restano dunque 13 Assassins di Miike, nostro giudizio quattro stelle, La solitudine dei numeri primi, non più di due, Road to nowhere di Monte Hellman, una stellina perché lo zero non c'è, Drei di Tom Tykwer, che ne merita tre per il tema intrigante (un triangolo perfetto) e due per lo svolgimento, Attenberg della greca Tsangari, quattro stelle per il piccolo film «rubato» a Locarno, Venus Noire di Kechiche, a cui ne diamo quattro consapevoli che la durata eccessiva farà abbassare il voto a due/tre al massimo, infine l'ultimo film in concorso, La versione di Barney, che per le emozioni che regala ne merita almeno quattro.
Non ai posteri, ma ai giurati, l'ardua sentenza.
Foglio Volante, Rete Due, 10.09.2010 -