mercoledì, 08 settembre 2010 ore 17:53 (UTC+1)

Venus noire

Il giudizio: Istruttivo e coraggioso

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di Marco Zucchi

Un film di Abdel Kechiche con Andre Jacobs, Olivier Gourmet, Jonathan Pienaar, Jean-Christophe Bouvet
Drammatico, durata 166 min - Francia, Italia, Belgio, 2010

Il film che racconta la vicenda più sorprendente e toccante dell’intero festival ci riporta indietro di duecento anni, fino al 1810. Arriva a Londra dal Sudafrica una donna massiccia, con un sedere vistosissimo, sensibile e tranquilla, Sartjie Bartmann. A portarla in Inghilterra è stato il suo datore di lavoro di Capetown. Per lui la donna faceva la domestica, la balia, la bambinaia. A Londra invece diventa l’attrazione dello zoo dei mostri di Piccadilly (quello che cinquant’anni dopo accoglierà Joseph Merrick, l’elephant man narrato da Lynch). Nei panni della Venere Ottentotta la donna viene ingabbiata, domata, frustata dal suo socio, che la offre al pubblico come spettacolo di vita selvaggia.

È tutto finto, ovviamente, i due nel privato vivono in tranquilla armonia. Ma Sartjie, venuta in Europa con la promessa di cantare e ballare (lo fa molto bene) è delusa, amareggiata, depressa, e beve. Intanto gli inglesi si scandalizzano del fatto che un essere umano venga trattato così e processano l’uomo, che però viene assolto dopo che Sartjie conferma che si tratta di puro spettacolo.

Il regista dell’acclamato Cous Cous, il franco-tunisino Abdellatif Kechiche, ha deciso di raccontare questa storia quando ha scoperto il caso della richiesta di restituzione del corpo da parte del Sudafrica. Era il 2000 e il corpo della donna era al museo di Parigi fin dal 1815, anno della sua morte. Era stato venduto dal suo sfruttatore francese (nel frattempo lei era divenuta una prostituta) al celebre anatomista Cuvier affinché potesse studiare la peculiare anatomia della vulva delle ottentotte. Dotata di uno strano “grembiule” che la rendeva diversa da quella delle donne europee. Questo significò dissezione del cadavere, esposizione delle parti intime in un vaso, costruzione di una statua fatta sul calco del corpo. E tutta una serie di ideologiche scempiaggini sulla vicinanza della donna nera alla scimmia.

Era un’altra epoca, ovviamente, inutile fare dei moralismi, ma nelle due ore e quaranta del film (troppe, si poteva fare in meno tempo, ma Kechiche ci teneva alla completezza dei numeri circensi) si prova l’emozione di un’ingiustizia perpetrata, di un corpo sfruttato e profanato, di un risarcimento postumo che risale al 2002 e alla sepoltura, con due secoli di ritardo, della povera Bartjie.

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Il trailer del film

YouTube, 08.09.2010 -