mercoledì, 31 agosto 2011 ore 21:00 (UTC+1)

The Ides of March

Il giudizio: algido

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di Marco Zucchi

Un film di George Clooney. Con Ryan Gosling, Evan Rachel Wood, Marisa Tomei, Paul Giamatti, George Clooney, Philip Seymour Hoffman
Drammatico, durata 98 min - USA, 2011

La morale non è bella, ma tutto si può dire di George Clooney fuorché che non abbia coraggio. Lui, che fa parte della folta schiera di esponenti dello show biz hollywoodiano vicina ad idee liberal, dipinge uno schietto e agrodolce condensato di cinismo proprio sulla schiena dei democratici e degli idealisti obamiani. Clooney ha ammesso senza remore che quando nel 2007 ha acquisito i diritti cinematografici della pièce teatrale di Beau Willimon (Farragut North, nome di località sperduta che viene evocata anche nel film come destinazione finale dei consiglieri politici), si è poi quasi subito trovato di fronte il ciclone di ottimismo seguito all’elezione del primo Presidente nero. Uno stato di euforia diffuso tra i sostenitori democratici che rendeva meno sensato mettersi a fare un film che mette il dito nelle pieghe, e nella piaga, dei giochi sporchi che si nascondono dietro l’ascesa di un candidato, anche di un ammirato e istrionico idealista democratico come il Morris-Clooney tratteggiato nel film. Dopo un po' l’America politica – parole di George – è ripiombata in confusione ed ecco allora che un film con il suo faccione sui manifesti, rielaborato come quello di Obama con l’inconfondibile stile del graffitista Shepard Fairey, ha ricominciato ad avere senso.

Le idi di marzo fa immediatamente pensare ad un cesaricidio, ad un potente che cade per mano dei suoi fedelissimi. Qui qualcosa del genere accade, in punta di metafora e non di coltello, ma il risultato è un Cesare ancora più forte, un candidato che attraverso l’occultamento di qualche altarino non proprio edificante (ad esempio una stagista incinta che si toglie la vita) e attraverso il lavoro sporco dei responsabili della sua campagna, finisce per arrivare in cima alla piramide.

Il film parte lento, freddissimo, analitico, denso di tecnicismi e di manovre da sottobosco politico, forse più interessanti per assidui spulciatori del Washington Post e del New York Times che per lo spettatore medio. Ci sono le primarie democratiche in Ohio, snodo cruciale della futura corsa alla Casa Bianca. Morris affronta l’altro candidato, Pullman, ed è assistito da due mastini delle corse al voto: il veterano Paul interpretato da Philip Seymour Hoffman, efficiente, tutto d’un pezzo, lealista; il volto nuovo Stephen interpretato da Ryan Gosling (dopo Drive di nuovo alla prese con una grande prova di impassibilità e freddezza interpretativa). Dall’altra parte il maneggione che cura gli interessi di Pullman ha il volto di Paul Giamatti.

La vicenda non ci risparmia tutti i colpi bassi classici: il doppiogioco, gli amorazzi clandestini (che ricordano Clinton più che Obama), i tentativi di ricatto, la stampa in cerca di scoop, trovando il suo momento più alto nel crescente distacco, consapevole e vincente, dell’emergente Stephen. Forse la pecca di un film molto ordinato, che testimonia una voglia vera da parte del Clooney regista di dire cose importanti, sociali, civili, costi quel che costi, sta nel fatto che non sempre è avvincente, che non “buca” in maniera immediata, necessaria, inequivocabile come altri grandi esponenti del genere, da Tutti gli uomini del Presidente a Bob Roberts.

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Trailer ufficiale del film

29.07.2011