venerdì, 02 settembre 2011 ore 23:00 (UTC+1)

Un Été Brûlant

Il giudizio: pretenzioso

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di Marco Zucchi

Un film di Philippe Garrel. Con Monica Bellucci, Louis Garrel, Céline Sallette, Jérôme Robart
Drammatico, durata 95 min - Francia/Italia/Svizzera, 2011

In principio era Monica. La Eva opulenta della cosmogonia garreliana. Il regista francese che detiene probabilmente la palma di più odiato-amato dalla critica arrivava al Lido con la promessa di una magniloquente, avvolgente, panteistica Bellucci desnuda. Si spengono le luci, un due tre via ed effettivamente, morbidissima e botticelliana, per non dire alla Palma il Vecchio, la musa si presenta sdraiata, assorta, meditabonda, in una sequenza che entra di diritto nella top ten delle scene più inutili di sempre (per i detrattori del maestro Garrel) o in quella delle grandi simbologie del nuovo millennio (per coloro che pendono dalle sue labbra).

Intanto un accenno al pettegolezzo. Il rumorio di scherno in sala nei confronti della forma non esattamente filiforme della diva va ridimensionato con almeno due argomenti: la Bellucci, quella vera, che è arrivata qui al lido in tenuta marziale e un po’ maschile (calzoni neri, camicina bianca, giacchina nera) è tutt’altro che sovrappeso e rimane la dea inarrivabile che ha fatto sognare schiere di spettatori; e poi la scena di nudo (in cui non avrà la silohuette di Keira Knightley - meno male - ma nemmeno quella di Giampiero Galeazzi) la bi-mamma Madame Cassel l’ha girata un mese e mezzo dopo la nascita della sua bimba. Come dire e come lei potrebbe dire: vorrei vedere voi.

In realtà val la pena di restare sulla questione per il dato di un’inutilissima inquadratura iniziale, ammiccamento goffo più che colto alle grandi signore svestite della storia dell’arte. Imbarazzo in sala anche per l’interpretazione della diva e per la vicenda narrata da Garrel, che propone "i dolori del giovane Louis", suo figlio, nei panni di un ottuso pittore, affetto da mledettismo alla francese, che pian piano vede svanire l’amore della bella Angèle, una donna più grande di lui che ad un certo punto, tra tedio e voglia di vivere, sceglie la seconda strada e lo abbandona. Testimone e narratore della vicenda un caro amico del giovane artista, che nel frattempo è morto suicida.

La noia nei confronti dei toni monocordi tipici di Garrel, l’incredulità nei confronti della banalità di certi snodi narrativi, le risate a scena aperta del pubblico davanti ad alcuni picchi espressivi di Monica: tutto cospira contro una fruizione compìta e deferente della materia trattata. La sensazione è che certi presunti grandi autori siano talora un po’ sopravvalutati. Come ha ben scritto Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera, non bisogna incorrere nell’errore di una sorta di pensiero unico che penalizzi tutto ciò che osa forme espressive non rassicuranti. In questo caso però francamente la perorazione sembra azzardata.

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Trailer ufficiale del film

21.08.2011