Il giudizio: selvaggio (Osella per il contributo tecnico: migliore fotografia)
Un film di Andrea Arnold. Con Kaya Scodelario, Nichola Burley, Oliver Milburn, Steve Evets, Amy Wren
Drammatico, durata 128 min - Gran Bretagna, 2011
Del capolavoro letterario di Emily Brönte la cinquantenne Andrea Arnold (Red Road, Fish Tank) dà un’interpretazione ruvida, fangosa, selvaggia e primordiale, che somiglia molto alle emozioni e alle angosce intimistiche dei suoi film precedenti. Del romanzo manca la cornice narrativa del testimone che si fa raccontare a posteriori le vicende della tenuta di Wuthering Heights. Ed è un bene, perché una struttura troppo mimeticamente letteraria avrebbe vanificato lo sforzo innovativo del film. Che invece riesce a trasmettere in maniera veramente fisica, naturalistica, pulsante, le ansie esistenziali di un protagonista inquieto come Heathcliff, ragazzo mulatto ossessivamente innamorato della figlia del suo benefattore, Catherine, ed esempio del paradigma ottocentesco dell’ascesa sociale di un umile.
Una cosa da sottolineare è l’estrema efficacia della prima parte, quella in cui viene illustrata l’adolescenza del protagonista, il suo arrivo con le pezze al sedere nella magione dopo essere stato raccolto con generosità per le strade di Liverpool da Mr. Earnshaw, i suoi problemi con il figlio Hindley e la sua crescente empatia nei confronti della figlia Catherine. Insieme alla quale, in ripetute fughe nella brughiera, scopre la bellezza sfrenata di ciò che li circonda. Fino alla morte di Mr. Earnshaw, cui seguono i soprusi insopportabili di Hindley, nuovo proprietario della terra, e la fuga disperata di Heathcliff dopo che Catherine si è fidanzata con il ricco vicino.
L’ultima parte di film, quella in cui Heathcliff adulto torna alla magione dopo anni e dopo essersi arricchito, per incontrare Catherine e confermarle il suo amore, appare meno convincente. La versione arnoldiana dà la spiazzante sensazione di perdere i suoi connotati di originalità, spontaneità, modernità, per ripiegare verso una trasposizione letteraria ispirata ma un po’ più classica. Si parla molto di più, mentre prima prevalevano eloquenti silenzi, e i protagonisti adulti (Kaya Scodelario, molto bella nei panni di Catherine, e James Howson, un po’ bollito in quelli di Heathcliff) perdono parte dello smalto dirompente che avevano da ragazzi (interpretati da Shannon Beer e Solomon Grave).
Le brughiere dello Nord Yorkshire si impongono con prepotenza grazie ad immagini e ad una fotografia di grande ricercatezza. Particolarità curiosa: la Arnold, come nei film precedenti, continua a preferire un insolito formato quattro terzi, quasi obsoleto anche in tv, che dà molto la sensazione di cinema del reale ed evidentemente soddisfa l’attitudine antispettacolare dell’autrice.