L'ultima intervista
Nautilus, 08.02.1989 - a cura di Pierre Pascal Rossi
A ritroso nel tempo
Intervistato dopo l’operazione al cervello, con un braccio paralizzato, Simenon fa una sorta di bilancio della propria esistenza. Le immagini che più gli tornano alla mente sono immagini di natura. Paesaggi e odori. Un cielo particolare. La luce spiovente sul lago. Il vento che si alza improvviso. E poi, grande conforto, gli viene dal ricordo di chi ha voluto amarlo umilmente (giacché solo l’amore umile è vero amore). Un amore umile di cui è ancora confortato, grazie alle cure che gli rivolge la sua domestica e fedele compagna Teresa.
Su queste riflessioni a ritroso nel tempo si innesta poi il tributo all’umiltà, considerata da Simenon come la maggiore virtù umana e, di riflesso, la stigmatizzazione dell’orgoglio, considerato invece il peggior difetto. Una considerazione, questa, che Simenon si sorprende di condividere con tutte le grandi religioni del mondo, lui che da sempre si ritiene estraneo ad ogni confessione.
Invitato a giudicare la propria opera, Simenon la definisce incompiuta, perché impossibilitato allo stadio attuale ad arricchirla di importanti tasselli. Si dice inoltre indifferente al fatto che i libri da lui scritti gli sopravvivano. Suggerisce infine di considerare i propri romanzi come parte di un tutto, di un insieme, tangibile solo leggendone i vari elementi.
Nautilus, 08.02.1989 - a cura di Pierre Pascal Rossi