Incontro con Engène Ionesco
Fatti e personaggi del nostro tempo, 26.10.1971 - a cura di Enrico Romero
Contestazione e sperimentazione
Cento anni fa, il 26 novembre 1909 nasceva a Slatina in Romania, da padre romeno e madre francese, Eugène Ionesco.
Considerato il padre del “teatro dell’assurdo”, Ionesco viene di solito ricordato nel trinomio con Beckett e Pinter. Ad accostarli per primo è il critico Martin Esslin, che nel 1961 pubblica il saggio The Theatre of the Absurd e pochi anni dopo The Absurd Drama (1965), in cui vengono sancite le caratteristiche principali di tale corrente teatrale:
Il teatro dell’assurdo attacca le consolatorie certezze dell’ortodossia religiosa e politica. Il suo scopo è quello di scioccare il pubblico, costringendolo a guardare in faccia la durezza della condizione umana…E’ una sfida accettare la condizione umana così com’è, in tutto il suo mistero e in tutta la sua assurdità, sopportarla con dignità, nobiltà e responsabilità: perché non c’è nessuna soluzione facile ai misteri dell’esistenza…Alla fine ogni uomo si trova solo in un mondo senza significato…Rispetto a tutto ciò, il teatro dell’assurdo non provoca lacrime di disperazione ma una risata liberatoria.
Un po’ esistenzialista un po’ surreale, il teatro di Ionesco entra in scena negli anni Cinquanta con la potenza di un uragano, scatenando un delirio di “favorevoli” e “contrari”. La sua drammaturgia è capace di intercettare gli smottamenti della società e del linguaggio, e di irridere l’universo costituito.
Emblematica è la pièce d’esordio, intitolata La cantatrice calva, la cui trama prende spunto da una fatto ridicolo: la lettura di un manuale d’inglese, in cui vengono insegnate frasi così sballate da risultare esilaranti e surreali. Per memorizzare quelle frasi, Ionesco prende l’abitudine di copiarle su un quaderno. Impara che Mr Smith e Mrs Smith hanno due amici, Mr e Mrs Martin: quando si incontrano tutt’e quattro all’ora del the dicono cose come :”La campagna è più grande della grande città”, “Sì, ma nella città la popolazione è più densa”. E’ così Ionesco, mentre cerca di imparare l’inglese, decide di scrivere una pièce teatrale facendo parlare i coniugi Smith come i personaggi di un manuale di conversazione.
Le repliche spiazzanti de La cantatrice calva sanciscono, come detto, la nascita "teatro dell' assurdo", una definizione in cui l' autore de Il Rinoceronte non si riconosce totalmente, preferendo parlare di "teatro della derisione", un termine che rende maggiormente conto del côté ridicolo ed esilarante delle sue pièces, pièces in cui l’aspetto del gioco e della bizzarria linguistica non è meno forte di quello della contestazione e del sovvertimento sociale.
Nel centenario della nascita di Ionesco (in un’epoca in cui la letteratura preferisce navigare a vista, in acque gialle, noir o semplicemente rosa) ci piace ricordare Ionesco come uno degli ultimi grandi sperimentatori letterari, uno sperimentatore innamorato delle potenzialità, delle incongruenze, delle bizzarrie e dei lapsus della lingua. E per farlo riproponiamo due interviste dagli Archivi RSI.
Fatti e personaggi del nostro tempo, 26.10.1971 - a cura di Enrico Romero
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