mercoledì, 02 dicembre 2009 ore 14:32 (UTC+1)

Tom Waits compie 60 anni

Una carriera dalla parte della wrong side

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di Mattia Cavadini

Tom Waits compie 60 anni. Nato a Pomona, il 7 dicembre 1949, il cantautore californiano festeggia il suo compleanno con la pubblicazione di un live, Glitter and doom live (un doppio che raccoglie il best del tour dell'estate 2008, 17 brani che ripercorrono la carriera di Tom Waits, da Rain Dogs agli album più recenti).

Sebbene rischi oggi di apparire lo stereotipo di se stesso (e la prova sta nell’aver voluto destinare l’intero CD2 del doppio alle gags, alle barzellette e ai racconti rimuginati durante il tour), Tom Waits resta il menestrello per eccellenza dell’America underground.

Da sempre schierato dalla parte della wrong side, fra gli orfani dell'opulenta società americana, abitata da reietti e vagabondi (e da immaginarie creature animali), Tom Waits è la coscienza dell’American dream. Con la sua voce sciamanica, gli arrangiamenti imprevedibili, i testi visionari, i ritmi tribali e fangosi, Tom Waits è il cantore del lato oscuro, della notte, di quella dimensione cavernosa e maledetta che la sua voce incarna in modo consustanziale.

Perfetto frequentatore dei bar alla Hopper (non a caso il suo terzo album si intitola Nighthawks at the dinner, dal nome del più celebre dipinto dell'artista), e perfetto personaggio di storie alla Bukowski (con cui Waits ha avuto una relazione d’amicizia), Tom Waits nei quasi quarant'anni di attività si è mosso ai confini del blues, del jazz, del rock, della musica popolare, tra walzer e polke, una carriera impossibile da imprigionare in una categoria di genere.

Una carriera, però, che si porta addosso da sempre (come una stigmate di autenticità e potenza) il disagio da cui è nata: quello della povertà. Sin da ragazzo Tom Waits è stato infatti costretto a fare umili lavori per guadagnarsi da vivere. Alla musica arriva per caso. Una sera, sotto l'effetto dell'alcol, si mette al piano di un fatiscente ristorante in cui fa il lavapiatti. La gente ascolta le sue storie deliranti e partecipa, applaude. A restare impressionato del suo talento sarà anche Herb Cohen, produttore in erba, che nel 1972 lo ingaggia per l'allora nascente etichetta Asylum. Arriva prima l'album Closing time e poi The heart of saturday night, solo due dei molti album in cui il bluesman canta con la sua voce roca i perdenti d'America, quei perdenti che nessuno più di lui ha saputo celebrare, fuori da ogni retorica, autenticamente.

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