mercoledì, 23 dicembre 2009 ore 08:55 (UTC+1)

Federer 2009

The Ur-tennis is back

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di Mattia Cavadini

I tempi dell’interregno sono lontani. L’incubo-Nadal è oggi solo un ricordo. Roger Federer chiude il 2009 incontrastato. E il regno riconquista il suo monarca.

Si affacciano qua e là nuovi giocatori (il più temibile è Delpo, il gigante dal volto buono, colpi tanto sgraziati quanto potenti), ma Roger resta intramontabile.

A facilitarne l’egemonia ha concorso l’infortunio di Nadal (che ha tolto profondità e aderenza alla furia maiorchina), ma anche la maggiore solidità psicologica di un genio che si è scoperto papà.

E fintanto che non si presenteranno nuovi mancini, il regno non teme crolli né ruine. Già, perché solo un nuovo Paganini potrebbe far vacillare il gioco scarsamente razionale e assolutamente geniale del monarca, annientandone il gesto istintivo ed altamente estetico.

Il monarca soffre infatti solo se è costretto a ragionare, a ipotizzare schemi e tatticismi. In altre parole, soffre quando la mente si frappone fra l’istinto e il gesto, fra l’impulso e la sua realizzazione.

Già, perché Federer non ha letto Machiavelli, e conserva l’innocenza di un monarca assolutamente istintivo, naturale, incapace di adattare il suo gioco all’avversario: lui fa sempre e solo ciò che l’Ur-tennis richiede, compie sempre e solo il gesto che ogni palla necessita, indipendentemente dall’avversario, convinto che l’Ur-tennis sia destinato sempre e comunque a vincere.

Ed è per questo che gli amanti del tennis adorano il loro monarca: perché in lui vedono la quintessenza del gioco, un gioco non mediato da nessuna tattica o razionalità, un gioco assolutamente naturale e geniale. Si prenda il suo rovescio, il colpo considerato dai più come il suo tallone d’Achille. Ebbene, proprio in quel colpo risiede invece l’Ur-tennis di Federer: in quel colpo il corpo del monarca è un tutt’uno con il suo scettro, la rotazione del braccio connaturata alla rotazione della racchetta, in un topspin che se non è potente è comunque di una precisione millimetrica. E non importa sapere se dall’altra parte c’è un Paganini che riesce, scaraventandosi senza grazia, ad andare a prendere di dritto una palla così precisa: quel colpo si è già impresso, come la sigla di un fulmine, negli occhi dei fedeli, cui non importa nemmeno vedere chi alla fine fa il punto, avendo già deciso a chi tributare il cuore e il plauso.

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