domenica, 31 gennaio 2010 ore 00:00 (UTC+1)

Cent'anni fa nasceva Giorgio Perlasca

Il fascista che salvò migliaia di ebrei

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di Mattia Cavadini

I Giusti fra le nazioni (Museo dello Yad Vashem, Gerusalemme)

Quella di Giorgio Perlasca è la vicenda di un uomo che, pressoché da solo, nell’inverno del 1944-1945 a Budapest riuscì a salvare dallo sterminio nazista migliaia di ungheresi di religione ebraica inventandosi un ruolo, quello di Console spagnolo, lui che non era né diplomatico né spagnolo. Una vicenda per molti anni dimenticata e che solo di recente sta godendo della giusta considerazione storica e culturale, come dimostrano il film biografico girato da Alberto Negrin nel 2002 e il libro fresco di stampa intitolato Giorgio Perlasca: un italiano scomodo, edito da Chiarelettere (2010). Ma andiamo con ordine.

Giorgio Perlasca nasce a Como il 31 gennaio 1910. Negli anni Venti aderisce con entusiasmo al fascismo e coerentemente con le sue idee, parte come volontario prima per l’Africa Orientale e poi per la Spagna, dove combatte in un reggimento di artiglieria al fianco del generale Franco. Al suo congedo, ottiene dal generale Franco un documento che recita “in qualunque parte del mondo ti troverai, rivolgiti alle ambasciate spagnole”. Questo gli darà la possibilità in seguito di cambiare la sua identità.

Tornato in Italia al termine della guerra civile spagnola, entra in crisi il suo rapporto con il fascismo. Essenzialmente per due motivi: l’alleanza con la Germania, contro cui l’Italia aveva combattuto solo vent’anni prima, e le leggi razziali entrate in vigore nel 1938 che sancivano la discriminazione degli ebrei italiani. Smette perciò di essere fascista, senza però mai diventare un antifascista.

Scoppiata la seconda guerra mondiale, è mandato con lo status di diplomatico nei paesi dell’Est, come incaricato di una ditta italiana, la SAIB, che importa carne per l’esercito. Proprio a Budapest si svolge la sua vicenda quasi surreale. Compila di suo pugno la sua nomina ad ambasciatore spagnolo. Ricopre questo ruolo dal 1˚ Dicembre 1944 al 16 Gennaio 1945. Auto ufficiale e portabandiera gli assicurano di sfilare indisturbato tra le strade della capitale occupata.

Nelle vesti di diplomatico regge pressoché da solo l’Ambasciata spagnola, organizzando l’incredibile “impostura” che lo porta a proteggere, salvare e sfamare giorno dopo giorno migliaia di ungheresi di religione ebraica ammassati in “case protette” lungo il Danubio.

A fine degli anni ’80 alcune donne ebree ungheresi da lui salvate in quel terribile inverno di Budapest misero sul giornale della Comunità ebraica di Budapest un avviso di ricerca di un diplomatico spagnolo, Jorge Perlasca, affermando che questi aveva salvato loro la vita durante i mesi terribili della persecuzione nazista a Budapest. La ricerca condusse al nome di Giorgio Perlasca e contribuì a far emergere la storia singolare di quest'uomo.

Il destino decise così che la vicenda di Giorgio Perlasca venisse conosciuta e che ora il suo nome si trovi a Gerusalemme, tra i Giusti fra le Nazioni, nel Museo dello Yad Vashem.

Nel centenario della nascita, attingendo agli Archivi RSI, omaggiamo anche noi la figura di Giorgio Perlasca rirproponendo un incontro realizzato da Claudio Moschin nell'aprile del 1992, pochi mesi prima della sua scomparsa (avvenuta il 15 agosto).

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Incontro con Giorgio Perlasca

Il Quotidiano, 21.04.1992 - a cura di Claudio Moschin