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Alcune riflessioni intorno ad un “caso” umano e mediatico
In un bella sequenza del film Ed tv di Ron Howard, dedicato al mondo dei reality televisivi, uno sceneggiatore, parlando con il produttore, ad un certo punto afferma: “Una volta, per diventare famosi si doveva essere importanti; oggi per essere importanti si deve essere famosi”.
E’ la logica imperante oggi, nel mondo dei media, quello che decreta la notorietà dei personaggi qualunque, facendoli diventare importanti. Quel che conta è il grado di esposizione, essere al centro dell’attenzione, sulla bocca di tutti. E se poi l’opinione pubblica, fagocita, metabolizza ed espelle, chi se ne importa. Altre legioni di aspiranti famosi, son pronti al rimpiazzo.
Il mondo dello spettacolo, logicamente, vive in modo particolare dentro questo meccanismo, ed il caso Morgan di cui tutti parlano in questi giorni, ne è un significativo esempio. Di che si tratta? Un musicista, bravo quanto narcisista, passa anni ad essere considerato elitario quanto un po’ fastidioso, anche quando riempie le cronache con amori da gossip, come quello con Asia Argento, la figlia del noto maestro dell’horror. Poi, improvvisamente, la svolta: la televisione si accorge che i suoi eccessi potrebbero venir buoni, perché la programmazione ha ormai bisogno solo e sempre di eccessi. Eccolo, allora, giudice nel format “X Factor”, ed eccolo scatenato ad imperversare con i suoi litigi, le sue scenate, la sua costante propensione alla provocazione e alla polemica. Insomma, tutto quello di cui si nutre gran parte della televisione italiana (e non solo) di oggi.
Che sia bravo, colto, e magari anche un po’ depresso, lo si può intuire, ma importa davvero poco. A meno che non serva. Ed ecco il colpo di genio. Morgan vien messo in gara a Sanremo e vien preannunciato vincitore. L’apoteosi del genio sregolato che diventa artefice di una macchina tritatutto che di geniale non ha proprio nulla se non la sua perfida propensione all’autoreferenzialità promozionale. Et voilà, il folle trasgressivo si fa intervistare da una rivista, “Max”, e dichiara, in preda ad un’overdose egotica, di essere un drogato, di farsi di crack per curarsi dalla depressione e di ritenere che, come medicina, cocaina e derivati siano meglio di tanti antidepressivi. La macchina mediatica si mette in moto in un attimo pigiando sul pedale della reprimenda morale. Anticipazioni, dichiarazioni di politici e cantanti che sentenziano, una bufera che investe il Festival e porta all’esclusione di Morgan dalla gara canora. E Morgan che fa? Ma si pente, ovviamente. E come? Facendosi invitare a “Porta a Porta”, su RAI1, per chiedere scusa fra invitati eccellenti, amici, colleghi, addetti ai lavori.
In 24 ore il mostro diventa la vittima ed il Festival, che lo ha escluso, viene invitato a ripensarci, perché si tratta di non abbandonare l’uomo sofferente ed il geniale artista. Tutto si capovolge in un attimo, i principi non valgono più e, guarda un po’, il Festival rischia di perdere un’occasione straordinaria di promozione. Ma nel paese del garantismo più assoluto, nel regno delle scorciatoie e delle leggi ad personam, vuoi che non si troverà una soluzione di compromesso? Vespa, ieri sera, l’ha già annunciata: fuori dalla gara, ma ospite, magari d’onore, per dire al mondo intero quanto è pentito. Una timida voce, ieri sera, alla trasmissione di Vespa, fra una corrente d’aria e l’altra, alla una di notte, ha provato a dire: “ma il problema non era la droga? Non era la depressione?”. Ingenuo.
Storie, LA1, 15.02.2009 - a cura di Sandra Sain