Locarno 2010 omaggia il padre del "nuovo cinema svizzero"
La ricerca del senso -
Il Festival del film di Locarno attribuisce quest’anno il Pardo d’onore ad Alain Tanner. Considerato il padre del nuovo cinema svizzero, Tanner ha testimoniato in modo attento ed inquieto le derive della società post-industriale. In bilico fra ricognizione storica e viaggio utopico, il cinema di Tanner ha saputo avventurarsi al contempo nel mondo del sogno, della poesia, del desiderio e della rivolta. Improntati sull’utopia e sulla disperata ricerca di un senso, i film di Tanner scalfiscono lo spettatore per la loro provocazione, la loro inquietudine. A partire da La salamandre (1971), che scuote una società ammuffita, per passare a Jonas, che avrà vent' anni nel 2000 (1976) che riflette sul fallimento delle utopie. In Dans la ville blanche (1983) il regista ci porta in una Lisbona insieme mistica e carnale alle ricerca del senso delle cose. Senso che, nel 1987 e solo temporaneamente, Tanner sembra trovare nell'erotismo con la pellicola Una fiamma nel mio cuore. In anni più recenti Tanner affronta temi non meno impegnati ed impegnativi, come quello della televisione che saccheggia la realtà in «Fourbi», o il tema della morte in «Requiem» (adattamento dell'omonimo romanzo di Antonio Tabucchi).
La biografia -
Nato a Ginevra nel 1929, Alain Tanner realizza il suo primo lungometraggio per il cinema nel 1969, Charles mort ou vif, premiato con il Pardo d’oro al Festival di Locarno. Due anni dopo, La salamandra (1971) è visto nella sola Parigi da 200mila spettatori. Alain Tanner emerge come uno dei principali esponenti del «nuovo cinema svizzero» portando una ventata di giovinezza e di libertà ben oltre le frontiere nazionali. Oltre a numerosi documentari per la televisione e per il cinema, Alain Tanner ha firmato 19 lungometraggi di finzione, selezionati dai più importanti festival internazionali, tra cui Jonas che avrà vent’anni nel 2000 (1976), Dans la ville blanche (1983), Gli anni luce (1981, Grand Prix speciale della Giuria a Cannes), Une flamme dans mon cœur (1987), Fourbi (1996), e infine Paul s’en va (2004), film che segna il suo addio al mondo del cinema. «Sono felice di tornare a Locarno per ricevere questo prestigioso riconoscimento», commenta Alain Tanner. «È un Festival a cui sono molto affezionato, che ho sempre sostenuto e che ho molto a cuore». Dopo Jean-Luc Godard (1995) e Daniel Schmid (1999), Alain Tanner è il terzo regista svizzero a ricevere questo premio.
Dagli archivi RSI - Per sottolineare questo evento, vogliamo anche noi omaggiare Alain Tanner riproponendo qui due sue interviste. Nella prima (Nautilus, 01.04.1985) Tanner parla del film No man’s land. La seconda lo vede ospite di Carta Bianca (05.11.1987), per un ritratto a tutto tondo sulla sua figura e sulla sua cinematografia.
Nautilus, 01.04.1985 -
di Federico Jolli.
Intervista ad Alain Tanner in occasione dell'uscita di "Non man's land".