martedì, 30 novembre 2010 ore 15:32 (UTC+1)

Monicelli suicida a 95 anni

Nei suoi film una visione acida, graffiante e liberatoria

Leggi

di Marco Zucchi

Amava descrivere il suo cinema in una maniera molto sibillina: racconto sempre storie di gruppi di persone che ci provano, ma alla fine non ce la fanno. E questo ci dice qualcosa sul suo leggendario cinismo. Soleva dire che molti dei suoi film erano più merito di altri, ad esempio degli sceneggiatori Age e Scarpelli con cui scrisse vari dei suoi capolavori, o del collega Germi, che non merito suo. E questo ci dice qualcosa su una modestia di fondo, un non prendersi troppo sul serio, che era un'altra sua caratteristica. Ha girato una sessantina di film tra cui I soliti ignoti, La grande guerra, L'armata Brancaleone, Amici miei e tanti, troppi altri che andrebbero ricordati. E questo – insieme alla tenacia con cui nel 2006 a novantun anni volle spingersi fin nel deserto libico per girare il suo ultimo lavoro, Le rose del deserto – ci dice qualcosa sul suo spessore artistico.

Mario Monicelli – come si dice in questi casi – era il grande vecchio del cinema italiano e infatti ieri sera, qui al Torino Film Festival dove mi trovo, ho visto più d’un collega giornalista attonito e senza parole di fronte alla notizia della sua tragica scomparsa. E del modo con cui ha deciso di andarsene. Ma del resto a chi aveva incontrato almeno una volta questo viareggino-mantovano sferzante e sarcastico, caustico e a tratti sfottente, a chi lo conosceva anche solo un po’, forse un epilogo di questo tipo, un balzo nel vuoto da una finestra d’ospedale, è sembrato meno innaturale di quanto si possa pensare. Dall’uomo che aveva messo in bocca ai suoi protagonisti frasi entrate nella memoria collettiva come veri e propri aforismi, Brancaleone che dice Sai tu qual sia, in questa nera valle, la risultanza e il premio d'ogni sacrifizio umano? Calci nel deretano! – i perfidi amici fiorentini e la loro supercazzola, o l’io sono io e voi non siete un c… del Sordi Marchese del Grillo – non ci si poteva non attendere un atteggiamento altrettanto sfottente nei confronti della nera signora.

Alle nuove generazioni Monicelli lascia pellicole che ad ogni proiezione restaurata sorprendono e rinnovano quella visione acida, graffiante e liberatoria che è stata un suo marchio di fabbrica.

Guarda

Intervista 2008

Buonasera, 03.05.2008 - di Claudio Moschin