di Maurizio Canetta e Michelangelo Gandolfi
“Benvenuto, papà Roger”, cantano i bambini della scuola di Kore Roba in Etiopia. Roger Federer accoglie emozionato saluti e abbracci degli allievi della scuola che sostiene con la propria fondazione, la Roger Federer Foundation. È il momento culminante della giornata particolare del tennista più acclamato del pianeta, che ha lasciato per un giorno palline e racchetta per un viaggio nel cuore dell’Etiopia. Le telecamere di Falò l’hanno filmato e intervistato in esclusiva per raccontare le sue sensazioni di fronte ai risultati concreti dell’aiuto che la sua fondazione fornisce. Il segreto di Federer sta nella semplicità, sia che spari un servizio vincente a Wibledon sia che entri, in punta di piedi, in una realtà che non gli è abituale. “Non sostengo questo e altri progetti educativi in Africa perché mi sento obbligato”, dice a Falò, “noi siamo dei modelli, ma iniziative di questo genere vanno prese solo se sono sentite, non sono qui per farmi pubblicità.” La Roger Federer Foundation finanzia, attraverso ONG locali, progetti legati all’educazione, soprattutto delle ragazze, in cinque paesi africani, omaggio alle radici sudafricane di Roger e volontà di contribuire a costruire un pezzo di futuro in realtà molto difficili. Per Roger Federer la Fondazione sta diventando un parte importante della propria vita pubblica, ancor di più da quando è diventato papà e, nel lasciare l’Etiopia, Roger ci ha confessato il suo desiderio: “Un giorno mi piacerebbe portare qui in visita le mie figlie. Penso che le crescerò rendendole consapevoli di tutto questo. La Fondazione sarà un ottimo esempio per loro.”
Falò, 08.07.2010 -
di Maurizio Canetta e Michelangelo Gandolfi