mercoledì, 22 febbraio 2012 ore 09:54 (UTC+1)

Hermann Hesse

Storia di un successo intramontabile

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di Mattia Cavadini

Hermann Hesse è stato per tutta la vita un uomo in cerca di se stesso. Lo testimonia non solo la sua opera letteraria, ma anche la sua vita. Crisi identitarie, terapie psicanalitiche, viaggi (al Sud e in India), tre matrimoni: sono queste le spie di un viaggio inquieto alla ricerca di se stesso, cui si aggiunge ovviamente l’attività artistica (da concepire essa stessa come veicolo per questo suo viaggio).

Nato il 2 luglio 1877 a Calw, Hesse trascorre in famiglia gli anni dell’infanzia e della gioventù, decisivi nella sua formazione (ne è una riprova la frequenza con cui essi ritornano nella sua opera letteraria). Altri luoghi del suo viaggio esistenziale sono Maulbronn, Tubinga e Basilea. Nel 1904, dopo la pubblicazione del romanzo Peter Camenzind (suo primo grande successo letterario) Hesse sposa Maria Bernoulli e si trasferisce in una fattoria a Gaienhofen sul Lago di Costanza. Qui, nella solitudine della campagna nascono i suoi tre figli.

Nel 1911 decide di partire per l’India, paese nel quale i suoi nonni e i suoi genitori lavorarono come missionari. Il viaggio in India è una delusione, giacché Hesse non vi ritrova l’immagine idealizzata descritta da suo nonno Hermann Gundert nei suoi racconti. Ciononostante il viaggio in India fornisce ad Hesse le ambientazioni per il libro Siddharta (1922), emblema della sua ricerca spirituale. Una spiritualità volta a celebrare l’idea di un’immanenza trascendentale (“l’invisibile nel visibile”, come direbbe Rilke, coetaneo di Hesse), ovvero l’esistenza di un misticismo universale, un Dio unico, che attraversa e unisce Oriente ed Occidente (idea attorno cui ruota anche il libro definitivo di Hesse, Il gioco delle perle di vetro).

All'inizio della prima guerra mondiale Hesse è uno dei pochi intellettuali che non si uniscono all'entusiasmo generale per la guerra. Dal 1914 al 1918 pubblica in riviste tedesche più di venti saggi critici contro la guerra, impegnandosi anche nella costruzione a Berna di una centrale per il soccorso ai prigionieri di guerra.

Nel 1919 Hesse si trasferisce a Montagnola, dove è travolto dalla sua vena artistica, non solo di scrittore (a questo periodo risalgono le sue opere più famose: Demian, Il lupo della steppa, Narciso e Boccadoro) ma anche di pittore (la pittura nasce in Hesse come terapia contro la crisi, ma acquista sempre più importante nella quotidianità dello scrittore, che arriva a dipingere oltre 3000 quadri, molti dei quali raffiguranti le bellezze naturali della Collina d’Oro e del Canton Ticino).

La vicenda familiare è turbolenta: nel 1923 divorzia dalla prima moglie e sposa Ruth Wenger, cui resta legato per poco, risposandosi poi nel 1931, con Ninon Dolbin.

Hesse muore a Montagnola nel 1962. La diffusione internazionale delle sue opere (senza precedenti nella storia della letteratura tedesca) inizia solo due anni dopo la sua morte, negli Stati Uniti, in concomitanza con la guerra in Vietnam. Gli scritti di Hesse diventano i capisaldi del movimento pacifista di quegli anni, assurgendo poi a libri di culto nel percorso di crescita e di emancipazione di molti giovani di tutto il mondo.

Opera adolescenziale o summa di filosofie orientali/occidentali distillate in grandi romanzi? Questo è il dilemma che a 50 anni dalla morte ancor attanaglia la critica, costretta però unanimemente a registrare il successo editoriale che accompagna la riedizione delle opere di Hesse. Opere che si pongono in modo semplice e mirabile al confluire di sogni e di utopie provenienti da Oriente e da Occidente, fra natura e cultura, Buddha e Geothe.

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