venerdì, 23 marzo 2012 ore 08:34 (UTC+1)

Il passo sospeso della poesia

Ricordo di Tonino Guerra, scomparso il 21 marzo

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di Enrico Lombardi

Uno dei capitoli fondamentali della storia letteraria e poetica novecentesca in Italia è senza dubbio costituito dalla produzione in versi di autori dialettali che hanno saputo, nonostante la scelta di uno strumento linguistico “regionale”, circoscritto, renderlo capace di dar voce espressiva ed originale agli interrogativi che da sempre la vera poesia sa porre e suscitare nei lettori. Autori, insomma, che hanno fatto del dialetto, di una lingua locale, un linguaggio letterario assolutamente autorevole ed autorizzato a descrivere il mondo.
Fra i nomi più importanti di questa particolare sezione della storia letteraria italiana dell’ultimo secolo, accanto a Tessa, Pascarella, Trilussa, Di Giacomo, Pierro, va senza dubbio annoverato quello di Tonino Guerra, nato a Sant’Arcangelo di Romagna nel 1920, che nell’immediato dopoguerra, dopo l’esperienza di reclusione in un campo di concentramento tedesco, ha iniziato la propria attività letteraria proprio scrivendo versi nel dialetto del suo paese; poesie che attraverso diverse raccolte pubblicate negli anni fino agli inizi del Duemila, lo hanno imposto all’attenzione di lettori e critici autorevoli come uno dei più significativi poeti novecenteschi. Ma Guerra è stato anche molto altro: autore in lingua, di romanzi e racconti, e soprattutto sceneggiatore cinematografico di alcuni dei maggiori registi italiani. Basti pensare al suo sodalizio con Michelangelo Antonioni, con cui ha scritto i maggiori capolavori (L’Avventura, La Notte, L’Eclisse e soprattutto Blow Up, per cui ha ottenuto la nomination all’Oscar nel 1967). E poi Federico Fellini, il suo amato quasi conterraneo, con cui ha dato vita ad Amarcord, La nave va, Ginger e Fred. Oppure, ancora, negli anni ’80-’90, alle collaborazioni con maestri come Tarkovskij (Nostalghia) e Angelopoulos (Il volo e Il passo sospeso della cicogna).
Cinema poetico, e malinconico, che in un certo senso rispecchia i tratti distintivi di tutta l’attività letteraria di Tonino Guerra, uomo non facile, ma umanamente ricco di fascino e di capacità evocativa anche quando descriveva, in modo inimitabile, il senso più profondo delle sue note istallazioni che ha disseminato nelle colline di Pennabilli, a due passi da casa sua, quelle che chiamava Luoghi dell’anima.
In un ideale percorso fra le bellezze della terra romagnola non si può prescindere da una sosta nel suo incantevole e incantato Orto dei frutti dimenticati, così come in un’ideale storia della cultura italiana del dopoguerra non si può eludere il significato e l’originalità della voce di Tonino Guerra.

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Intervista a Tonino Guerra

Carta Bianca, 05.03.1987 - Di Gianni Delli Ponti e Federico Jolli

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