Come facia smorta incontrò pelle rossa
Storie, 10.01.2010 - di Andrea Canetta
I pelle rossa, questi sconosciuti
Non è questa la sede per tenere una lezione sugli indiani d’America, ma, dopo la diffusione del documentario di Andrea Canetta, Come facia smorta incontrò pelle rossa, andato in onda domenica 10 gennaio a Storie, ecco alcuni spunti per approfondire l’argomento.
Il revisionismo storico non risparmia neanche gli indiani d’America. C’è infatti chi sostiene che la guerra condotta dai colonizzatori contro i nativi nel corso dell’Ottocento, fu giusta e anzi che costrinse alla pace le tribù, in costante conflitto tra loro. Insomma ritorna la tesi della «missione civilizzatrice» che cerca di sdoganare i massacri, le deportazioni, le contaminazioni intenzionali delle popolazioni con il vaiolo… La rivista Focus Storia di febbraio-marzo 2006 dedica ampio spazio alla storia dei nativi americani e alla conquista del West e riserva a noi, lettori di fumetti e spettatori di western, molte sorprese. Volete testare le vostre conoscenze in materia? Seguono alcune domande e risposte. Provate?
1) I «pellerossa» sono stati chiamati così per il colore della loro pelle. Vero o falso?
2) L’abitazione tipica degli indiani d’America è la tenda, il tepee.
3) Tra gli indiani d’America esistevano democrazia e matrilinearità. Possibile?
4) I nativi sono da sempre allevatori di cavalli e quindi abili cavalieri. Questo almeno abbiamo sempre visto nei film…
5) Prima dell’arrivo dei colonizzatori, gli indiani vivevano in un perenne stato di competizione interetnica e si contendevano il territorio e le risorse. Una tesi da condividere?
Risposte
1) I «pellerossa» sono stati chiamati così perché alcune tribù, per proteggersi dal sole, si spalmavano il corpo di terra rossa.
2) Occupando un territorio molto vasto e variegato, le tribù costruivano le loro abitazioni in modo altrettanto vario. Nei territori polari si usavano blocchi di ghiaccio d’inverno e d’estate pelli di caribù e costole di balena. Nelle foreste attorno ai Grandi Laghi si usava la corteccia d’albero, nelle pianure fertili ma senza alberi si costruivano tende con pelli di bisonte, nelle aride e assolate zone del sud-ovest si erigevano abitazioni in pietra e mattoni d’argilla. C’erano costruzioni sopraelevate o al contrario seminterrate e anche le dimensioni variavano: dalle piccole abitazioni per una sola famiglia alle grandi case che ospitavano un intero clan. Il tipo di abitazione dipendeva anche dallo stile di vita: cambiava tra nomadi e stanziali, tra allevatori e cacciatori…
3) L’organizzazione della società tra gli indiani era naturalmente molto varia. Ad esempio, presso gli Irochesi l’uomo si trasferiva nel villaggio della moglie e i beni passavano dalle madri alle figlie. Al contrario gli Algonchini dei Grandi Laghi avevano un sistema patrilineare. Molte tribù applicavano la democrazia, nel senso che non esisteva un sistema piramidale che conferiva potere solo a pochi. A decidere era il consiglio del clan, i cui membri partecipavano alle assemblee e potevano prendere la parola: le qualità oratorie erano molto apprezzate.
4) In realtà sarebbero stati gli spagnoli a portare i cavalli in America. E le etnie athapaskane, come i Kiova e gli Ute avrebbero poi diffuso la cultura del cavallo fino ai Sioux delle Grandi Pianure.
5) Evidentemente la violenza non era né estranea né rara tra gli indiani. Ma non si trattava di guerre all’europea. I Sioux e i Pawnee ad esempio erano in lotta tra loro, ma i conflitti non miravano allo sterminio del nemico e all’occupazione del suo territorio. Si preferivano le sortite notturne per rubare beni evitando lo scontro diretto. In ogni caso si preferiva ferire l’avversario piuttosto che ucciderlo.
Storie, 10.01.2010 - di Andrea Canetta