giovedì, 28 gennaio 2010 ore 07:57 (UTC+1)

Terremoto, catastrofi

Testimonianza e memoria

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di Claudia Quadri

Terremoti - Le immagini del terremoto di Haiti sono le ultime di una infinita serie. A proporcele non sono più solo i giornalisti e gli operatori televisivi. Molte immagini dello tsunami per esempio, sono state riprese con il cellulare da persone che si trovavano sul posto. Sta ai giornalisti, ora, nell’era della tecnologia facile, fornire chiavi di lettura, riflessioni, analisi per non scoprirsi un giorno superflui – quantité négligeable. Robert Fisk, più volte premiato come miglior inviato (l’unico occidentale ad aver intervistato Osama bin Laden), ha raccontato il terremoto del 1999 in Turchia. Le scene di cui è testimone gli ricordano il campo di battaglia della Somme. Tante persone colpite dal sisma vedono nel terremoto la punizione di Dio per i peccati degli uomini. Fisk racconta allora come gran parte degli edifici crollati sia stata costruita negli anni Settanta e all’inizio degli anni Ottanta, quando l’economia turca era in difficoltà e l’edilizia si serviva di materiali scadenti. Racconta anche che a Izmit, i pochi edifici di legno sopravvissuti nei secoli, hanno resistito anche a quel terremoto. Sotto l’Impero ottomano infatti, proprio per evitare la devastazione dei terremoti, era d’obbligo costruire le case solo utilizzando il legno… Il giornalista denuncia l’immobilismo del governo di fronte agli innumerevoli segnali dell’imminente catastrofe, fa il nome dei costruttori e degli speculatori edilizi… Insomma fa il suo lavoro. E’ uscito da minimum fax, nel 2007, Catastrofi. I disastri naturali raccontati dai grandi reporter (a cura di Simone Barillari). Il terremoto di San Francisco del 1906 raccontato da Jack London, quello di Jokohama del 1923 raccontato da Ernest Hemingway. E i recenti uragani Diane, e Katrina, e altre catastrofi raccontate da chi è stato nei luoghi colpiti e porta la sua testimonianza per cercare, ancora una volta, di capire.

Catastrofi naturali, Svizzera - Le catastrofi naturali sono sempre d’attualità. Anche la Svizzera ne è stata colpita più volte. Il 18 ottobre 1356 il terremoto di Basilea ha seminato distruzione in un raggio di 30 chilometri. Dopo il terremoto si è scatenato un incendio che ha devastato la città per 8 giorni. Tra il 29 e il 30 maggio 1515 è la Svizzera italiana ad essere pesantemente colpita: il lago formatosi per lo scoscendimento del Monte Cenone, sfonda la diga naturale che ostruiva l’imbocco della Valle di Blenio. L’acqua devasta la regione da Biasca al Lago Maggiore facendo 500 vittime. Il 2 settembre 1806 si verifica lo scoscendimento di Goldau, Svitto. I villaggi di Goldau, Röten e Busingen vengono sepolti. Un’ondata di piena sul lago di Lauerz devasta il villaggio omonimo. Si contano 953 vittime. La Svizzera ha anche un suo 11 settembre: nel 1881, nel Canton Glarona, 10 milioni di m3 di roccia precipitano a valle seppellendo una parte del villaggio di Elm e uccidendo 115 persone. Ma si può davvero imputare la catastrofe solo alla natura? Dalle montagne della zona si estraeva la roccia scistosa che veniva lavorata a valle. Forse la dimestichezza con la montagna, l’abitudine a forarla, a prelevarne materiale, ha alimentato una immagine quieta, mansueta della natura, oppure un sentimento di superiorità dell’uomo pre-industriale? Forse semplicemente si esita ad abbandonare i luoghi familiari, la propria casa, le proprie cose. Sta di fatto che gli avvertimenti di una guardia forestale sono stati ignorati. Nei giorni che hanno preceduto il gigantesco smottamento infatti, c’erano stati segnali di pericolo. Pioveva forte e sassi e alberi erano caduti fino in prossimità del villaggio… Chi al contrario aveva preso sul serio la minaccia, è Katharina Disch, che nel 1881 aveva sette anni. Invece di rientrare a casa sua è rimasta a casa delle nonna, al sicuro. Katharina si è salvata ma nella tragedia ha perso i genitori e i fratelli. La storia di Katharina e della frana di Elm del 11 settembre 1881 è stata raccontata dallo scrittore e cabarettista svizzero Franz Holer. La novella si chiama Die Steinflut, tradotta in inglese da Harvill Press con il titolo The stone flood. Recentissima la traduzione in italiano, con il titolo Diluvio di pietre.