Delfino e progetti -
Domenica 31 gennaio a Storie è andato in onda il documentario Un delfino nel deserto di Danilo Catti (documentario che vi viene qui riproposto). Il delfino in questione è un aratro – inventato dall’agronomo italiano Venanzio Vallerani - che scava solchi particolari in grado di capitalizzare l’acqua e molto efficace quindi nelle zone aride del pianeta.
Un gruppo di volontari ticinesi che fa capo al forestale leventinese Lindo Grandi ha fondato una ONG dal nome Deserto Verde e opera da alcuni anni con successo in Burkina Faso. Concretamente i volontari arano e seminano alberi in collaborazione con le popolazioni locali. L’obbiettivo è quello di arrestare la desertificazione che ogni anno si porta via enormi superfici e condanna la gente allo sradicamento e all’emigrazione.
Stesso scopo ma su scala molto più grande: è quello perseguito da un progetto panafricano lanciato di recente, descritto nell'articolo Una "muraglia verde" contro la desertificazione, apparso su La Stampa (13/02/08). eccone uno stralcio:
Si è aperta nella città costiera di Mbour, nell'ovest del Senegal, la conferenza internazionale sulla "Grande muraglia verde" presieduta dal presidente Abdoulaye Wade. All'incontro, che durerà due giorni, parteciperanno i ministri della Commissione dei paesi del Sahel sahariano per affrontare il tema del finanziamento al progetto della "muraglia", una barriera verdeggiante costituita da alberi, piante e vegetali, per contrastare la desertificazione. La muraglia, che correrà da un estremo all'altro del continente africano, da Dakar a Gibuti, attraversando 11 paesi del Sahel sahariano, sarà popolata di specie animali e vegetali che contribuiranno a salvaguardare la biodiversità dei territori percorsi. «La barriera correrà lungo settemila chilometri, per una larghezza di circa 15», ha precisato Wade alla stampa locale, aggiungendo che «la superficie complessiva del progetto coprirà 11,5 milioni di ettari». L'ambizioso progetto, la cui "anima" panafricana è stata più volte sottolineata da Wade, è partito da un'idea dell'ex presidente nigeriano Olesegun Obasanjo per risolvere i problemi della desertificazione e dell'assorbimento delle emissioni di ossido di carbonio. Dal 2004, per la sua realizzazione, lavora un comitato scientifico intergovernativo incaricato di stabilirne le modalità di esecuzione grazie alla creazione di bacini artificiali lungo il percorso.
Alberi in letteratura -
E’ questa l’occasione per rilanciare il libro di Jean Giono L’uomo che piantava gli alberi, edito da Salani. Durante un’escursione in una zona abbandonata in Provenza, Giono si imbatte in un pastore che, mentre fa pascolare gli animali, raccoglie, seleziona e pianta ghiande di quercia. Cento tutti i giorni. Un eccentrico? Uno spostato? Giono ritorna sul posto a distanza di anni e scopre che la zona è rinata. Le foreste cresciute hanno rilanciato la vita e l’economia del luogo, giovani famiglie si sono insediate nei paesi abbandonati. Nel frattempo il pastore Elzeard Bouffier è morto. Ma l’opera silenziosa e stupefacente della sua vita è lì da vedere: migliaia di alberi, chilometri di foresta dove prima non c’era più niente.
L’illustratore e cineasta canadese Frederic Back ha realizzato un mediometraggio a partire dal testo L’uomo che piantava gli alberi, di Jean Giono, che nel 1987 è stato premiato con l’Oscar per il cinema d’animazione. Per vederlo e per scoprire l’impegno di Back per la tutela della natura, vai al sito www.fredericback.com
Su Rete 2, nell’ambito di 365 libri da leggere prima di morire, Claudio Visentin ha presentato L’uomo che piantava gli alberi, di Jean Giono. Riascolatala!
Mitologia degli alberi -
Nel suo libro Mitologia degli alberi (BUR), Jacques Brosse ripercorre la storia mitica degli alberi, racconta il loro posto nella vita degli uomini prima che, cito, in seguito all’affermarsi della Chiesa rimanesse un solo albero che fosse lecito venerare: quello, squadrato, sul quale era morto il Redentore. Tutti gli altri culti erano vietati e abbiamo visto con quale zelo gli evangelizzatori si accinsero a estirparli. In nome della distinzione tra Bene e Male l’anima venne separata dal corpo e l’uomo dalla natura.
In conclusione del volume una citazione di Lévi-Strauss:
Malgrado le nuvole d’inchiostro sollevate dalla tradizione ebraico-cristiana per mascherarla, nessuna situazione mi pare più tragica, più offensiva per il cuore e per l’intelligenza, di quella di un’umanità che coesiste con altre specie viventi su una terra di cui queste ultime condividono l’usufrutto e con le quali non può comunicare.