Teatro, scrittura, evasione
Carcere -
Domenica 7 febbraio Storie ha presentato il documentario di Matteo Bellinelli Catene come destino (guarda il video) in cui si parla di teatro in carcere a partire dall’esperienza di Armando Punzo, fondatore della Compagnia della fortezza interamente composta da detenuti. La vicenda è quella di due detenuti che si riscoprono attraverso il teatro. Ma anche se cambiati dovranno confrontarsi, una volta usciti dal carcere, con una realtà spesso chiusa e ostile. Matteo Bellinelli ha anche realizzato un ritratto di Don Giovanni Valvassori, per decenni cappellano del carcere di massima sicurezza di Porto Azzurro. Titolo: Fine pena mai.
Per una riflessione generale sul carcere un buon titolo è Piccola posta di Adriano Sofri, edito da Sellerio. Il libro raccoglie le lettere pubblicate sul giornale Il Foglio, durante gli anni trascorsi nel carcere di Pisa da Sofri. Nelle sue lettere Sofri parla di carcere, della vita dei detenuti, racconta, si indigna, propone, riflette – senza pietismi, mai banale. Se è passato del tempo e probabilmente certi dati non corrispondono più alla realtà, rimangono attuali le questioni di fondo. Due estratti molto diversi tra loro, per farsi un’idea, tratte da Piccola posta:
Venerdì 25 luglio 1997 - Care ragazze detenute del carcere di Pisa, grazie delle notizie. Fa soprattutto piacere che abbiate ora un corso di trucco, con una volontaria esperta di cosmesi e di teatro. Ho visto in situazioni estreme come la cura di sé con tinture avventizie, rossi di fortuna su bocche sdentate, neri di fuliggine su occhiaie infossate, fosse un modo decisivo di resistenza delle donne. In un film girato a Sarajevo da Lionello Massobrio, se ricordo bene, c’è questa scena: una giovane donna scarmigliata, in una casa in rovina, sta davanti a uno specchio scheggiato e finge meticolosamente di truccarsi. Passa la mano vuota sulle labbra, sulle guance, sulle palpebre. Mi è tornato in mente sentendo che voi vi truccate, e fate perfino scuola di trucco, senza uno specchio davanti - se non il minuscolo specchietto sintetico che è concesso ai prigionieri. All’opposto di quella donna bosniaca, avete il trucco e non lo specchio. E’ difficile esistere senza guardarsi allo specchio: anche per essere soli, bisogna potersi specchiare. Voi potete guardare il profilo dei vostri corpi solo, opacamente, di sera, nel vetro della finestra. Chissà che il corso di trucco, che ha così a che fare con le questioni dell’anima, vi autorizzi qualche specchio condizionale. L’ora per specchiarsi: si potrebbe interpellare il ministero, se non per la giustizia, per la grazia.
Giovedì 25 settembre 1997 - Cara Francesca Scopelliti, ti ringrazio per i testi che mi fai avere, sulle carceri, che leggo con scrupolo, come un villeggiante a Itaca leggerebbe l’Iliade. Ho provato perfino a leggere la gazzetta Ufficiale di fine giugno con l’intero quadro del personale di ogni grado del ministero di Giustizia addetto alle grazie. E’ la prima pianta organica che maneggio nella vita, e mi raccapezzo poco. Se non sbaglio, c’è un migliaio di educatori, di cui una metà con funzioni di coordinamento, e l’altra metà a contatto coi detenuti. Più o meno, ogni educatrice o educatore, deve seguire (avere colloqui regolari, guidare il trattamento, scrivere relazioni periodiche, curare i rapporti con le famiglie eccetera) un centinaio di detenuti. Più o meno, per ogni educatore ci sono quaranta agenti di polizia penitenziaria: proporzione che, per un carcere che dichiara di voler mettere il trattamento e la risocializzazione prima della mera custodia fisica, strappa gli applausi. Viceversa il rapporto fra personale di custodia e detenuti è quasi di uno a uno, come con l’angelo custode: un gran lusso. Ma il dato che mi ha più affascinato riguarda gli psicologi. La pianta organica prevede alla nona qualifica numero 1 Psicologo direttore; alla ottava qualifica numero 1 Psicologo coordinatore; alla settima qualifica numero 4 psicologo senz’altro. In tutta Italia. Li trovo numeri imponenti come tutti i casi singolari: Uno restò vivo, per raccontarlo – e misteriosi. Uno Psicologo coordinatore, con sopra di sé uno Psicologo direttore e sotto quattro Psicologi senz’altro, in tutta Italia, non fa temere deviazioni psicologiste. Diciamolo: troppi psicologi, e assistenti sociali, e volontari, sarebbero delle vere palle al piede. (Palle al piede: è una battuta, che non vi sfugga.) Mi tira su il numero dei Consollisti: 190. (Che cos’è un consolista? Non so. Ma 190 mi sembra il minimo). Procedo nella lettura.
Carcere e minori - Sul tema dei minorenni in carcere, il 1 marzo del 2009 a Storie è andato in onda il documentario di Danilo Catti dal titolo In Oltre. Dentro il carcere giudiziario La Stampa, per seguire il progetto pilota In-Oltre avviato nel 2006 e destinato al recupero dei minori in difficoltà.
Carcere e musica - Dal penitenziario ai festival. La rock band dei Presi per caso è nata alcuni anni fa nel carcere di Rebibbia. Oggi i componenti della band sono liberi e nel frattempo hanno inciso i dischi Presi per caso e Delinquenti. Ascolta la canzone La macchina del capo.
Evasioni -
Il sito Innocentievasioni.net è nato per iniziativa di collaboratori e amici dell’Associazione Antigone. Nella homepage le delucidazioni sullo spirito che anima questo sito:
Un sito che sappia affrontare la questione della detenzione nella sua complessità e nei suoi diversi e articolati aspetti, evitando due possibili rischi: quello di un approccio solo ed esclusivamente umanitaristico, concentrato sulle "condizioni di vita" (in genere pessime) dei detenuti e sulle carenze del sistema;oppure una interpretazione che enfatizzi esclusivamente tutte le miserie (che sono tantissime) e ignori tutte le "ricchezze" che pure il carcere esprime. Si tenterà di sottrarre l'informazione e la discussione sul carcere a quella che sembra sia una condanna (un’altra!): ovvero un clima sempre cupo, un linguaggio talvolta tetro, un'impostazione comunque disperata. Ma la prigione è il luogo d’Italia in cui è più alta la percentuale di analfabetismo e, insieme, dove si tengono 95 corsi di scrittura creativa e si pubblicano 42 giornali. Esattamente di ciò vorremmo parlare: dell’assoluta penuria e delle grandi opportunità che la detenzione rivela. E si cercherà di affrontare, contemporaneamente, i problemi dei "custoditi" e dei "custodi" e dei tanti che occupano uno spazio intermedio tra le due figure principali.
Promessa mantenuta, basta ad esempio curiosare tra le rubriche del sito:
Avanzi di galera: rubrica di cucina.
Made in jail: prodotti fatti in carcere…
Scrivere al fresco: pubblicazioni di testi scritti in carcere da detenuti e operatori.
Tra questi segnalo a titolo di esempio:
Jacques Futrelle, Il problema della cella n. 13, Polillo Editore.
Evadere, almeno col pensiero. Le evasioni rese celebri dai film prevedono spesso scavi, mimetismi, performances acrobatiche, o al contrario sanguinosi sequestri di ostaggi ecc. In questo giallo sorprendente il protagonista evade grazie ad un astutissimo piano e usando solo il cervello – non a caso è soprannominato la macchina pensante. Polillo Editore sta riproponendo una serie di gialli di successo del secolo scorso (collana I Bassotti). Nel caso de Il problema della cella n. 13, pubblicato a puntate sul Boston American nel 1905, l’enigma era così ben costruito che il giornale mise in palio un premio destinato ai lettori che fossero stati in grado di trovare la soluzione. Provate.
A proposito di carcere ed evasioni, ricorderete forse il romanzo di grande successo Papillon di Henri Charrière, edito da Mondadori. Accusato di un omicidio che non ha commesso, Henri Charrière, detto Papillon per la farfalla tatuata sul torace, venticinquenne, viene condannato all'ergastolo. Non fa tragedie, non denuncia nessuno. Non ricorre neppure in appello. La sua sola speranza è la fuga. Quello che sembra avere tutte le caratteristiche di un fantasioso romanzo d'avventura è invece una straordinaria storia vera: le vicende narrate dall'autore e protagonista sono in realtà ricordi di trent'anni trascorsi nelle peggiori galere del mondo, tra la Caienna e l'Isola del Diavolo, dove il sole brucia tutto e l'oceano si perde all'orizzonte. Anni consumati nella fatica di sopravvivere e in tentativi di fuga sempre più rocamboleschi. "Papillon" è il racconto di un ex forzato che si rivela uno scrittore autentico: una lezione di coraggio e di virilità, un eccezionale documento umano che è più di un romanzo, un libro originale e indimenticabile. Contro l'ingiustizia, contro il dolore fisico e lo sfinimento morale, una lunga battaglia per tornare a vivere da uomo libero tra uomini liberi.
Dai nostri archivi vi proponiamo un'intervista del 1971 ad Henri Charrière.
Storie, 07.02.2010 -
di Matteo Bellinelli.
È la storia di Mimoun El Barouni e Jamal Soltani. Originario del Marocco il primo, tunisino il secondo, entrambi hanno alle spalle una storia di emigrazione carica di speranze. Finiti poi nel giro della droga, tutti e due vengono condannati ad espiare lunghe pene. Si incontrano nel carcere di Volterra. Ed in carcere incontrano anche Armando Punzo, regista teatrale napoletano che ha creato la prima compagnia teatrale italiana composta da soli detenuti, la Compagnia della Fortezza. La vita dei due carcerati cambia. Ma se il teatro schiude loro nuove porte, cosa succederà quando si apriranno le porte del carcere? Cosa li aspetta?