giovedì, 09 luglio 2009 ore 12:49 (UTC+1)

Luna, abbandonata da 40 anni

Quella notte di luglio del 1969 inizò l'era della globalizzazione televisiva

In sintesi

  • La poesia
  • I suoni
  • La memoria

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di Matilde Gaggini

“La Luna rimarrà la Luna”. Lo prevedeva Giuseppe Ungaretti, ai microfoni della nostra radio, in epoca di grande fervore spaziale precedente la conquista della Luna, giudicando dall’alto della sua poetica anzianità, che, “anche se troppi”, i satelliti artificiali non sarebbero mai riusciti “con le loro indiscrete apparizioni a disturbarne l’incanto antico”.

Aveva ragione il poeta, la Luna avrebbe conservato il suo incanto antico anche dopo la presunta invasione umana quel 20 luglio del 1969 (e di poche missioni successive), quando milioni di telespettatori in ogni parte del mondo seguirono in diretta dallo spazio le gesta epiche degli astronauti americani, che portarono a termine con successo la missione Apollo 11.
La Luna ha continuato, indisturbata, ad essere la medesima Luna, lontana e misteriosa governatrice di fenomeni naturali, cantata dai poeti, osservata dai telescopi; conquistata e subito abbandonata, risparmiata dai programmi di sfruttamento immaginati all’indomani della universale dimostrazione di dominio.

Ma se la Luna è rimasta la medesima, non si può dire altrettanto della Terra, che la notte tra il 20 e il 21 luglio del 1969 ha subito la prima vera globalizzazione televisiva dopo anni di sperimentazioni satellitari. La Mondovisione debuttava ufficialmente e in grande stile (il massimo allora ipotizzabile). La comunicazione di massa passava dal primato del suono a quello dell’immagine: la radio cedeva definitivamente il passo alla televisione, che aveva trasportato l’occhio oltre il visibile, stampando indelebilmente la passeggiata lunare nella memoria di intere famiglie riunite davanti al teleschermo, concesso eccezionalmente fino ad ora tarda, come ricorda l’attore e regista Daniele Finzi Pasca in occasione del 50.mo della TSI, persino ai bambini più piccoli.

L’ammirato stupore per le immagini in diretta dalla Luna, commentate negli studi televisivi di tutto il mondo da personaggi entrati direttamente nella storia del piccolo schermo come Marco Blaser ed Eugenio Bigatto alla TSI o Tito Stagno e Ruggero Orlando alla RAI, rendeva ormai obsoleti quei tremolanti suoni dallo spazio, che per un decennio avevano riempito di modernità le cronache radiofoniche.

Suoni provenienti dallo spazio, che per la RSI venivano captati e commentati dai fratelli Achille e Giovan Battista Judica Cordiglia, appassionati radioamatori torinesi che fin dalla metà degli anni Cinquanta avevano allestito un vero e proprio centro d’ascolto spaziale. In piena guerra fredda, dai primi suoni dello Sputnik fino al programma Apollo, i due radioamatori intercettarono e registrarono tutte le principali missioni sovietiche e statunitensi, accumulando uno straordinario archivio testimone di una straordinaria parentesi della nostra storia recente. Una memoria spaziale recuperata in due documentari dedicati all’insolita e ormai quasi dimenticata attività radioamatoria dei due fratelli: uno radiofonico, realizzato da Antonio Vassalli e riproposto nella sezione Ascolta; e uno televisivo, realizzato da Alessandro Bernard, Enrico Cerasuolo e Paolo Ceretto, che lunedì 13 luglio alle 22 su LA2 inaugura il programma di trasmissioni televisive e radiofoniche in occasione dei 40 anni della sbarco sulla Luna (consultabile nella sezione Scarica).

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Guarda che Luna, 19.07.2009 - Serata speciale in occasione dell'anniversario dei 40 anni del primo sbarco sulla Luna, con ospiti d’eccezione, filmati e documenti d’archivio.

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