Vertici mondiali per il futuro del benessere globale
(foto Keystone)
Almeno adesso una certezza ce l'abbiamo: il futuro governo mondiale verrà deciso dal G2, come è stato immediatamente battezzato il nuovo asse USA-Cina. O meglio Cina-USA, se si considerano gli equilibrii di interdipendenza. Il "contratto bilaterale" è andato a firmarlo il presidente Obama a Pechino e la collaborazione sino-americana promette un lavoro comune a 360 gradi per affrontare le sfide che attendono la stabilità e la prosperità globali: dal disarmo nucleare alle crisi regionali, dal commercio al clima.
E proprio quello climatico sarà il primo nodo su scala planetaria che i due colossi commerciali saranno chiamati ad affrontare al vertice delle Nazioni Unite sul surriscaldamento del pianeta che si aprirà a Copenhagen il prossimo 8 dicembre.
In vista di Copenhagen i due presidenti Obama e Hu Jintao hanno annunciato l'intenzione di voler evitare il fallimento del vertice climatico internazionale. "Senza gli sforzi congiunti di USA e Cina, i due maggiori consumatori e produttori di energia, non può essere raggiunta una soluzione al problema del riscaldamento del pianeta" ha affermato Obama, aggiungendo che gli USA mirano ad un accordo che abbia effetti immediati.
Gli USA, appunto, ma la Cina? Un paio di giorni prima del comunicato congiunto dei due grandi si era diffusa la notizia che le due superpotenze sarebbero andate a Copenhagen per dare al massimo un segnale politico, senza vincoli operativi.
Del resto c'era da aspettarselo che non sarebbe bastata la (tardiva) conversione verde dell'amministrazione statunitense, con il suo nuovo presidente, per far decollare finalmente l'azione internazionale volta a proteggere il pianeta dalle conseguenze del surriscaldamento!
Complice la crisi economica e il conseguente inasprimento della concorrenza internazionale, l'attenzione dei governi sembra essere oggi più che mai distratta da obiettivi globali che implichino qualsiasi sacrificio. Prova ne è l'assenza dei leader dei paesi che contano al vertice FAO di Roma sulla fame nel mondo e la sicurezza alimentare, dove il risultato raggiunto è stato una dichiarazione blanda, in cui si mantiene l'intenzione di ridurre della metà le persone che soffrono la fame entro il 2015, ma senza stanziare fondi per varare i necessari piani d'azione concreti.
Per discutere delle strategie possibili contro la fame nel mondo e per la sicurezza alimentare, il magazine di approfondimento radiofonico Modem ha dato la parola a Cristina Amaral, coordinatrice dei programmi d'urgenza della FAO per l'Africa e l'America Latina, Claudio Cecchi, docente di economia rurale all'Università di Roma La Sapienza, e Lavinia Sommaruga, rappresentante dell'ONG Alliance Sud.
I tatticismi internazionali nell'avvicinamento alla conferenza di Copenhagen, sono stati invece approfonditi nelle interviste di Silvia Piazza e Chiara Savi al professor Urs Luterbacher, esperto di negoziati climatici all'Istituto di alti studi internazionale di Ginevra, e a José Romero, esperto di affari climatici al Dipartimento federale dell'ambiente.
Radiogiornale, 16.11.2009 - Il professor Urs Luterbacher, esperto di negoziati climatici all'Istituto di alti studi internazionale di Ginevra, commenta al microfono di Silvia Piazza la posizione di USA e Cina sui negoziati per una diminuzione delle emissioni di gas ad effetto serra