Un video-ritorno ai primi lavori ticinesi dell'archistar, che espone le sue opere al MART
La Chiesa di Mogno inserita nel paesaggio granitico della Val Maggia
(foto TiPress)
Mogno, paesaggio invernale
(foto TiPress)
Mario Botta e la sua matita
(foto TiPress)
Quanti segni ha lasciato Mario Botta nel paesaggio ticinese nell'arco di mezzo secolo di esercizio architettonico? Dalle valli al piano, per il culto, per il transito, per l'abitazione, per la cultura, per il business: le forme circolari della casa unifamiliare di Stabio, della cappella del Tamaro, della chiesetta di Mogno, del suo studio di Lugano, del Centro Cinque Continenti di Paradiso; i materiali caldi e quelli freddi, i mattoni rossi a vista delle banche luganesi, di Piazzale alla Valle a Mendrisio, del Centro sportivo di Tenero, della Sede Swisscom di Bellinzona, e le strutture vetro-metalliche "stradali" della pensilina dei bus di Lugano, dell'area di servizio atostradale di Ambrì-Piotta e dei ripari fonici di Chiasso.
Il nostro occhio di abitanti, assuefatto alle forme e ai materiali che contraddistinguono le opere dell'archistar mendrisiense, si risveglia ormai solo imbattendosi sempre più spesso in visite guidate predilette da turisti culturali di provenienza più o meno remota, alla ricerca degli "itinerari bottiani" nella terra dove affondano le sue radici.
Oggi che la firma di Botta spazia dalla Scala di Milano al Museo d'arte moderna di San Francisco, alla Torre Kyobo di Seul, e che il MART di Rovereto dedica al suo progettista un'ampia restrospettiva (servizio e intervista di Nicoletta Gemnetti nella sezione Guarda e di Vito Calabretta nella sezione Ascolta), vale la pena farsi raccontare gli esordi della sua folgorante carriera internazionale dall'architetto medesimo, poco più che quarantenne, nel documentario del 1985 "Mario Botta architetto" di Tiziano Gamboni e Mirto Storni, tratto dagli archivi RSI. Un affettuoso video-ritorno ai primi piccoli segni tracciati dal giovane architetto nel suo paesaggio, che riaggiusta la prospettiva su una fama internazionale inevitabilmente dominata dalle più recenti dimensioni mastodontiche degli interventi perlopiù metropolitani.
Nautilus, 07.10.1985 - Documentario di Tiziano Gamboni e Mirto Storni in cui l'allora poco più che quarantenne architetto illustra i suoi interventi sul territorio ticinese tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta.
Attualità culturale - Rete Due, 24.09.2010