L' ape impollinatrice
(foto TiPress)
C'è voluto un allarme come quello economico-gastronomico dello stop alla produzione di miele a portarci nel piatto il tema scientificamente lontano della biodiversità. La moria delle api a livello planetario ha infatti avuto l'amaro pregio di puntare i riflettori sul ruolo fondamentale interpretato da un piccolo insetto laborioso all'interno del delicato ingranaggio della natura, non solo in quanto operaio dell'industria alimentare, ma soprattutto nel fondamentale servizio d'impollinazione.
All'estinzione di quante specie vegetali e animali e a quanti habitat naturali abbiamo finora potuto permetterci di assistere ignari, indifferenti o impotenti? Ma la scomparsa dell'ape quella no, non possiamo proprio permettercela: gli impollinatori artificiali non li abbiamo ancora inventati!
Occorre intervenire in soccorso delle api, ovunque e comunque. Persino a livello metropolitano, come a New York, dove la rinaturazione dell'ambiente urbano è partita da 250 alveari su un tetto dell'East Village.
Come dire che proprio tutti abbiamo l'occasione di contribuire in qualche modo alla conservazione di un ambiente naturale il più ricco e variato possibile, magari partendo da abitudini quotidiane come l'alimentazione, spesso sottoposta per esigenze di economia di tempo o di denaro ad un'insidiosa perdita di varietà. Per evitare l'appiattimento delle papille gustative e rieducare alla varietà dei sapori sono quindi nati eventi di successo come il Salone del gusto di Torino e la rassegna Sapori e Saperi a Mendrisio, focalizzati sulla qualità del cibo e l'etica del consumo.
Ma se è vero che ogni piccolo gesto singolare è efficace, bisogna tuttavia ammettere che l'interdipendenza del nostro sistema globalizzato impone una concertazione internazionale delle strategie d'intervento.
E' quindi per fissare obiettivi comuni a lungo termine che i delegati ambientali di oltre 170 paesi sono confluiti a Nagoyo, in Giappone, al vertice delle Nazioni Unite sulla biodiversità, cui ha partecipato anche la Svizzera, che nel suo rapporto nazionale sull'attuazione della Convenzione sulla diversità biologica ammette di non essere riuscita a frenare la perdita di biodiversità malgrado le numerose misure applicate. Una sconfitta cui il Dipartimento federale dell'ambiente vorrebbe riparare con una più incisiva Strategia Biodiversità Svizzera, attualmente in fase di elaborazione, che dovrebbe essere sottoposta al Parlamento nel corso del 2011.