lunedì, 13 dicembre 2010 ore 10:18 (UTC+1)

Clima: tutti assieme verso Durban

Il mini accordo di Cancun pone basi condivise per il dopo-Kyoto

In sintesi

  • Accelerazione inattesa
  • Multilateralismo salvato
  • Due gradi e cento miliardi
  • Leuthard: "regole per tutti"
  • Tecnologie verdi "made in CH"

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di Matilde Gaggini

Il simbolico salvagente per il clima lanciato dagli attivisti di Greenpeace sulla spiaggia di Cancun
(foto Keystone)

Reduci dall'avaro vertice dello scorso anno a Copenaghen, il mini accordo sul governo del clima futuro raggiunto in extremis dalle Nazione Unite a Cancun non può che far tirare un sospiro di sollievo. Perlomeno i convenuti si sono detti pronti a partecipare tutti assieme all'impegnativa maratona che dovrebbe portare a limitare i danni dei cambiamenti climatici sul globo. Nulla di eclatante, poco di nuovo rispetto al documento partorito con fatica lo scorso anno. Ma a Copenaghen il testo lo avevano sottoscritto solo 80 paesi, mentre a Cancun i firmatari sono stati 192, con l'unica opposizione polemica della Bolivia di Evo Morales. La traballante sede multilaterale delle Nazioni Unite si è quindi guadagnata il futuro.
Quanto alle decisioni è presto detto: nulla di vincolante. Da Copenaghen si riprende l'impegno di limitare l'aumento medio della temperatura media planetaria entro 2 gradi centigradi, si auspicano tagli alle emissioni tra il 25 e il 40 per cento, nasce (dal 2020) il "fondo verde" da 100 miliardi di dollari l'anno per il trasferimento di tecnologie pulite ai paesi in via di sviluppo e il relativo adattamento ai cambiamenti climatici, si ribadisce il programma volto a frenare la deforestazione nei paesi tropicali.
L'unica vera svolta è rappresentata dall'avvicinamento tra paesi industrializzati e grandi emergenti (India e Cina in testa) nella ricerca di un meccanismo condiviso per il controllo e la verifica dei risultati ottenuti.

Mettere d'accordo un pianeta ad economia variabile è problematico e laborioso: grandi potenze in decelerazione contro grandi potenze in rapida affermazione, sullo sfondo di miliardi da stanziare (o meglio investire) per pilotare verso uno sviluppop verde anche i paesi più poveri.
Un generico denominatore comune internazionale, quindi, soddisfa un po' tutti, anche le Svizzera, giunta a Cancun rilanciando praticamente il medesimo pacchetto messo sul tavolo lo scorso anno a Copenaghen: aumento massimo di due gradi del riscaldamento dell'atmosfera riducendo, previa approvazione del Parlamento, le emissioni del 20 per cento rispetto a quelle del 1990. Se poi gli altri si impegnassero per obiettivi analoghi, Berna sarebbe disposta a spingere la riduzione delle emissioni fino al 30 per cento.

Al di là delle percentuali, la neo-ministra dell'ambiente Doris Leuthard ha dichiarato dinanzi ai delegati degli altri paesi confluiti in Messico che è ora di stabilire regole vincolanti per tutti, secondo il principio secondo cui "chi inquina paga".
Nel suo intervento la consigliera federale ha messo l'accento sugli svantaggi economici di una politica attendista: "più si rimanda e più le conseguenze del riscaldamento climatico ci costeranno" ha affermato, insistendo sulla necessità d'introdurre meccanismi d'incentivazione che agiscano sui prezzi. In sintesi: il CO2 deve avere un prezzo e in tutti i paesi devono essere fissati degli obiettivi di riduzione, affinché sia possibile introdurre nuove tecnologie rispettose dell'ambiente.
Tecnologie, ha concluso Leuthard, in cui la Svizzera vanta un know-how di qualità nei settori della protezione dei corsi d'acqua, degli edifici, dello sfruttamento energetico e delle misure di protezione dell'aria.
Un intervento, quello della presidente della Confederazione, in perfetta sintonia con l'ambizioso obiettivo, proclamato lo scorso ottobre all'unisono con l'uscente ministro dell'ambiente Moritz Leuenberger, di fare della piccola Svizzera il leader mondiale nel campo delle tecnologie verdi entro dieci anni.
E un assaggio di cleantech made in Switzerland è giunto a Cancun con il grande catamarano Turanor, mosso unicamente dall'energia solare, approdato in Messico dopo una traversata atlantica da record di 27 giorni.

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Un accordo generico che rimanda a Durban

Telegiornale, 11.12.2010

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Un'accelerazione nella maratona climatica

Modem, 13.12.2010 -

Dibattito dopo-Cancun con la partecipazione di Bruno Oberle, direttore dell'Ufficio federale dell'ambiente, Emilio Gerelli, professore emerito di economia dell'ambiente all'Università di Pavia, e Vittorio Marletto, fisico dell'Agenzia regionale prevenzione e ambiente dell'Emilia Romagna