lunedì, 17 gennaio 2011 ore 17:12 (UTC+1)

Questione di etichetta (verde)

Origine controllata per l'energia di base venduta da AET ai distributori

In sintesi

  • Acquisto di certificati
  • Preponderanza idroelettrica
  • Prodotti "eco"
  • Difficoltà dell'eolico

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di Matilde Gaggini


(foto TiPress)

Premessa: a livello pratico per il consumatore non cambia nulla. Non pagherà di più l'elettricità "vestita di verde" dall'Azienda elettrica ticinese (AET) grazie anche all'acquisto di certificati. E continuerà a non conoscere il dettaglio della composizione della corrente elettrica che esce dalla sua spina, così come non la conosceva prima.
Cambia semplicemente la strategia aziendale di AET per le energie rinnovabili. Spinta infatti dalla nuova legislazione a dichiarare la provenienza del mix energetico commercializzato, l'AET indica nella sua etichetta l'origine di quelle "fonti non omologabili", cioè di cui non si conosce l'origine. 

Fino al 2009 della torta elettrica venduta da AET ai distributori si conosceva l'identità di una sola fetta: il 12% attribuibile al nucleare. Il resto era appunto un misto "grigio" di provenienza non identificata o non omologabile.
Dal 2010, invece, l'AET si è impegnata a dichiarare la provenienza di tutta la sua torta, che risulta essere composta per il 10% da fonte nucleare e per il 90% da fonte idroelettica certificata, in parte "acquistata" in borsa.
In borsa, sì, perché l'economia energetica è un affare finanziario la cui portata e i cui meccanismi sfuggono alla gran parte dei consumatori domestici, poco attenti alla loro influenza su un mercato globale complesso e multimiliardario in continua vertiginosa ascesa. 
In vertiginosa ascesa a causa dell'esplosione della domanda: nel microcosmo ticinese, ad esempio, il fabbisogno è aumentato del 7% dal 2009 al 2010!

E non si può dire che proporzionalmente all'aumento del consumo sia cresciuta una propensione del consumatore all'elettricità pulita: i prodotti "eco" sono già sul mercato e commercializzati da alcune aziende distributrici del cantone, ma gli abbonati a queste tariffe (maggiorate per alimentare progetti di produzione locale e rinnovabile) raggiungono difficilmente l'uno per cento degli allacciamenti...
Per non parlare della produzione rinnovabile e dei tempi lunghi imposti a progetti di sfruttamento di fonti alternative come l'eolica, per cui i promotori (intervenuti nei dibattiti di Modem e Contesto), denunciano pastoie burocratiche e opposizioni naturalistiche, proprio in concomitanza con il risorto appetito nucleare nazionale e con l'iniziativa popolare cantonale contro l'investimento di AET nel carbone. 
Complicato far quadrare il cerchio energetico!


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Etichetta verde

Il Quotidiano, 12.01.2011

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La corrente etichettata: risponde Daniele Lotti, presidente di EnerTi

La consulenza - Usi e consumi, 13.01.2011