lunedì, 13 giugno 2011 ore 10:31 (UTC+1)

La via del tramonto

Fiducia del Nazionale alla futura strategia governativa di abbandono del nucleare

In sintesi

  • Chiusura entro il 2034
  • Sintonia con la Germania
  • La sicurezza degli altri

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di Matilde Gaggini


(foto Keystone)

Le ricadute dello straordinario evento disastroso prodotto lo scorso 11 marzo alla centrale atomica giapponese di Fukushima dalla somma di terremoto e maremoto si sono manifestate con un inatteso e improvviso riorientamento della politica energetica nazionale. Con un'inedita accelerazione condivisa a Palazzo federale da Governo e Consiglio nazionale (il Consiglio degli Stati ne discuterà il prossimoi autunno), la Svizzera ha imboccato con decisione la via del tramonto dell'era della produzione di energia sfruttando l'atomo. Se la via imboccata sarà confermata, l'ultima centrale nucleare elvetica, quella di Leibstadt, dovrebbe concludere il suo ciclo entro il 2034.
Il deciso passo proposto dalla ministra dell'ambiente e dell'energia Doris Leuthard, in perfetta sintonia con la cancelliera tedesca Angela Merkel, ha incontrato un ampio consenso all'interno della Camera del popolo, che ha sostenuto le mozioni per l'abbandono progressivo del nucleare grazie ad un fronte formato da socialisti, verdi e popolari democratici e all'astensione dei radicali, contro cui l'opposizione degli UDC nulla ha potuto.
La via elvetica verso l'uscita dalla produzione di energia nucleare corre quindi parallela a quella imboccata dalla vicina Germania, che, proprio come la Svizzera, approfitta dello shock di Fukushima per accelerare gli investimenti nelle fonti di energia rinnovabile.
Un'accelerazione che, però, non in tutti i casi incontra l'entusiasmo di organizzazioni ecologiste come il WWF, che ha puntato immediatamente il dito contro la concomitante decisione del Consiglio nazionale di eliminare il diritto di opposizione delle associazioni di protezione ambientale a progetti di sfruttamento dell'energia rinnovabile (ad esempio l'opposizione al parco eolico del San Gottardo).
Fin dalle prime iniziative politiche e prima che il Consiglio federale presenti le sue strategie, appare quindi chiaro come uscire dal nucleare sarà un'operazione delicata e non priva di sacrifici. Soprattutto se la via del tramonto dell'atomo non sarà condivisa dalle nazioni vicine e dai "grandi" del mondo globalizzato, che hanno concentrato la loro attenzione su un futuro di sicurezza, la sicurezza della tecnologia nucleare.

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