Dalla lotta per l'indipendenza all'invasione dei narcotrafficanti
La Guinea Bissau, oggi, è un paese allo sfascio, scalo privilegiato per i narcotrafficanti colombiani sulle rotte per l'Europa, come racconta il documentario radiofonico di Giampaolo Musumeci per la rubrica Laser di Rete Due.
A quasi quarant'anni dall'indipendenza dal Portogallo, il piccolo stato dell'Africa occidentale si dibatte ancora tra colpi di stato e tentativi di elezioni democratiche, alla ricerca di un sistema e di una stabilità politica necessari allo sviluppo di una delle nazioni più povere del continente africano.
Eppure, negli anni Settanta, la simbolica avventura post-coloniale della Guinea ex-portoghese attrasse su di sè l'entusiasmo internazionale, quando, a liberazione avvenuta, centinaia di migliaia di rifugiati rientrarono nei loro villaggi per contribuire alla costruzione della nuova nazione.
Fra i testimoni degli albori di quella che si prospettava come una nuova era per il continente africano liberato dal colonialismo ci fu anche la nostra radio e la nostra tv, che documentarono il sogno rivoluzionario di Amilcar Cabral, il leader del Partito africano per l'indipendenza di Guinea e Capo Verde (PAIGC), assassinato a pochi mesi dalla proclamazione dell'indipendenza. In Guinea gli inviati della Radio e della Televisione della Svizzera italiana ebbero l'opportunità di osservare in diretta la rinascita del paese accompagnando una giovane delegata dell'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati (nella sezione Guarda) e un medico ticinese (nella sezione Ascolta).
Reporter, 09.10.1975 -
Il documentario, 15.07.1978 -