sabato, 06 giugno 2009 ore 08:52 (UTC+1)

Van Cliburn con gli occhi a mandorla

Cronache dal concorso Van Cliburn

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di Alessandra Spataro

I vincitori

Che vi fosse una predominanza di concorrenti asiatici a questa finale della tredicesima edizione del Concorso pianistico Van Cliburn era un’evidenza. Ma sicuramente non era prevedibile che tutti e tre i primi premi venissero conquistati da giovani pianisti dell’Estremo Oriente.

Domenica sera il verdetto degli undici giurati è stato emesso alla Bass Performance Hall davanti a oltre mille spettatori che hanno seguito con attenzione tutte le fasi finali del concorso : primo premio ex equo è andato al più giovane dei concorrenti, il cinese Haochan Zhang, e al nipponico Nobuyuki Tsujii (20 anni). Secondo premio, consegnato dal pianista Van Cliburn in persona, alla sudcoreana Yeol Eum Son (23 anni). Il terzo premio invece non è stato assegnato.

Tutti e tre si sono aggiudicati 20'000 dollari, e la pubblicazione di un cd con l’etichetta Harmonia Mundi. I primi due inoltre firmeranno un contratto della durata di tre anni per una serie di concerti, 300 in totale, da eseguire in America e in Europa.

Il pubblico, che non ha mai nascosto le sue preferenze, ha premiato l’italiana Mariangela Vacatello (27 anni), che tra l’altro si era esibita nelle selezioni preliminari a Lugano. Particolare emozione ha suscitato la vittoria di Tsujii, ragazzo non vedente che ha completamente ipnotizzato con le sue performance l’intera sala.

A sorpresa escluso dal palmares, il bulgaro Evgeni Bozhanov (25 anni): annotatevi questo nome, perché sicuramente questo giovane pianista, dalla mimica facciale esagerata ma dalla musicalità intensa e personale, avrà ancora molto da esprimere sulla scena musicale.

Il 2 dicembre 2010, uno dei tre finalisti, salirà sul palco al Palazzo dei Congressi all’interno dei Concerti d’Autunno con l’Orchestra della Svizzera italiana diretta da Mikhail Pletnev. Da non perdere.

E prima di lasciare Fort Worth… - Non si può lasciare Fort Worth senza prima essere passati al quartiere denominato Stockyards Station dove ancora oggi si possono incontrare dei veri e propri cowboys. Eh sì, perché il Texas è questo fondamentalmente per l’immaginario collettivo. Basti ricordare che negli anni Ottanta molti di noi sono rimasti letteralmente incollati davanti alla televisione per seguire le avvincenti vicende proposte dal telefilm «Dallas».

Lungo una strada in cui si affacciano diversi saloon e negozietti che vendono esclusivamente stivali, cappelli, stelle da sceriffo, briglie, ci si può imbattere in una mandria di bovini che, per i numerosi turisti, sfila placidamente accompagnata da cowboy in sella ai loro splendidi cavalli.

Per un attimo ci si sente trasportati nel vecchio West che siamo stati abituati a vedere in film come «Ombre rosse» e «C’era una volta il West»: viene quasi voglia di fischiettare qualche motivetto composto da Ennio Morricone. E per chi volesse veramente calarsi nella parte e sentirsi un piccolo John Wayne, qui ha tutte le porte aperte. Basta entrare in uno dei ristoranti a tema in cui vengono servite bistecche extralarge con fagioli e birra straghiacciata oppure assistere a una sparatoria messa in scena da attori professionisti per strada o ancora andare a vedere uno spettacolo di rodeo.

Anche il cowboy a Forth Worth, un po’ come Van Cliburn, è un simbolo che viene mostrato con orgoglio, tantevvero che, proprio sabato è stato inaugurato un nuovo stadio per il football americano che è stato denominato Cow boy Stadium.

Qui a Stockyards quando la giornata inizia ad imbrunire, non sono le note del piano che rieccheggiano nelle sale, ma quelle di un’armonica e una chitarra.

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