mercoledì, 13 maggio 2009 ore 07:29 (UTC+1)

Aretha Franklin

Le origini jazz della regina del soul

In sintesi

  • Una delle più belle voci d'America
  • Le registrazioni effettuate in casa Columbia

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di Corrado Antonini

Aretha Franklin

È vero, il grande pubblico la conosce con il soprannome di "Lady Soul", la signora del soul, ed è opinione comune che sia in quell'ambito che vanno cercati i motivi non solo del successo, ma anche dell'originalità artistica di Aretha Franklin. Musica soul, rhythm'n'blues, e pop da classifica. Ma indipendentemente dal genere, nessuno contesterà il fatto che quella di Aretha Franklin è una delle più belle voci d'America. Una voce che veniva dal sud, da Memphis, stato del Tennessee, e che si era formata in chiesa, cantando il gospel. Una bambina prodigio, tanto che a quattordici anni già registrava il suo primo disco, dove alternava canti gospel ai sermoni del padre, un noto predicatore.

Nelle corde vocali di Aretha Franklin c'era sì il gospel, ma c'era anche il blues. Nel 1960, appena diciottenne, firmò un contratto con la casa discografica Columbia. Sono proprio di quel periodo le sue incisioni più dichiaratamente ispirate alla musica jazz. I discografici della Columbia pensarono di farne una stella della vocalità jazz, ma in qualche modo il progetto non andò in porto. Aretha poteva cantare il jazz ma il successo non seguì, e nel 1966 la cantante accettò di firmare un contratto con la Atlantic Records e di rilanciare altrimenti la propria carriera.

In casa Atlantic le cose andarono decisamente meglio. "Mi fecero sedere al pianoforte, e mi chiesero di cantare" ricorda Aretha Franklin. I successi fioccarono uno dopo l'altro. La straordinaria macchina da hit s'era messa in moto, e Aretha ben presto diventò una delle regine, se non La Regina, del canto nero d'America. In questo ciclo di Birdland Riccardo Bertoncelli s'interessa in particolare della fase meno celebrata della carriera della cantante. Il periodo trascorso in casa Columbia, dove la vicinanza al repertorio jazz era più palpabile. Da questo ritratto in musica si deduce che se la musica soul ha guadagnato una straordinaria interprete, il jazz ha forse perso l'opportunità di assicurarsi una voce che non aveva nulla da invidiare, da un punto di vista timbrico ma anche squisitamente tecnico, a quella della grande Ella Fitzgerald.

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Note jazz su Aretha Franklin

11.05.2009