"My one and only thrill" della cantante Melody Gardot
Melody Gardot
Fosse uscito qualche decennio fa, diciamo sul finire degli anni ’60, questo disco si sarebbe probabilmente intitolato Music for lovers. In copertina, uno scorcio di Ipanema o di Acapulco al tramonto, una bella ragazza che sorride con i capelli al vento, il mare mosso, appena scheggiato dai raggi del sole. C’è molto di tutto questo in My one and only thrill, secondo disco della cantante di Philadelphia Melody Gardot. Ci sono accenni di bossa nova, ci sono degli archi che non sarebbero dispiaciuti a Burt Bucharach, c’è un mood che richiama in modo abbastanza evidente le atmosfere care a Shirley Horn, e ci sono delle torch song arrangiate come avrebbero potuto arrangiarle Nelson Riddle o Gordon Jenkins per il Frank Sinatra del tempo che fu.
Melody Gardot è una cantante delicata e intensa, che porta in dote una musicalità e una sensibilità da fuoriclasse. Chi non se n’era accorto lo scorso anno, allorquando la Gardot pubblicò il suo primo disco per Verve, Worrisome Heart, dovrà per forza di cose farlo adesso, con questo nuovo My one and only thrill.
Quando aveva diciannove anni Melody Gardot subì un grave incidente stradale. Pedalava in bicicletta e fu investita da un’automobile. Costretta a letto per molti mesi, Melody scoprì i benefici della musico-terapia. Cominciò cioè a comporre canzoni fra letto e poltrona, nella speranza di uscire prima da una convalescenza lunga e dolorosa. Ne risultò un disco, un EP giustamente intitolato Some Lessons: The Bedroom Sessions, che le valse l’interesse di parecchie radio locali di Philadelphia. Questo succedeva nel 2005. L’anno successivo realizzò e pubblicò a proprie spese il disco Worrisome Heart che fu poi ristampato due anni dopo da Verve, etichetta che nel frattempo aveva acquisito i diritti sulle canzoni della Gardot.
Worrisome Heart le ha dato la notorietà su scala planetaria, ma con questo nuovo disco la cantante fa un passo ulteriore nella giusta direzione. Quello che sorprende più di ogni altra cosa è la straordinaria maturità di autrice di Melody Gardot. Tutti i brani del nuovo disco (salvo uno, la rilettura di Over the Rainbow di Harold Arlen e Yip Harburg) sono firmati dalla stessa Gardot. Prima ancora che come interprete la Gardot brilla come autrice. In pochissimi anni ha sviluppato una mano felicissima, che le consente di scrivere delle canzoni che si presentano già con la statura del classico. Classici in miniatura, ma pur sempre classici.
Paragonata da molti a Norah Jones, Melody Gardot appartiene decisamente a un’altra categoria di artisti. Vocalmente il paragone ci può anche stare, ma la differenza (tutta a favore della Gardot) arriva proprio in chiave compositiva. Norah Jones è un’interprete di stampo prevalentemente pop, prestata al jazz, mentre Melody Gardot è un’autrice che scrive delle canzoni sfruttando tutta la paletta espressiva del linguaggio del jazz e del blues. I tempi sono prevalentemente lenti, molto lenti, al limite del soporifero constaterà qualcuno, ma la vigilanza emotiva che ci impone la Gardot impedisce che il tutto diventi realmente tedioso. C’è poco di moderno nella sua musica; i riferimenti stanno tutti nel jazz da ore piccole e nel blues più elegante e sensuale che a tratti può ricordare l’ultima Cassandra Wilson, a tratti invece si viene richiamati ai capolavori del jazz samba di Stan Getz (su tutte If he stars were mine, o Les Etoiles, cantata parzialmente in francese o ancora la rilettura di Over the rainbow, restituita appunto a tempo di bossa nova).
Se la scrittura è brillante, emozionante e ancorata dentro la tradizione delle grandi torch song americane, la voce non è da meno. Melody Gardot possiede uno strumento forse limitato, ma molto espressivo. Anche qui la bravura della cantante è quella di aver trovato, da subito, la giusta combinazione sonora per sostenere al meglio il suo evocativo vibrato. In questo grande merito va al produttore del disco Larry Klein (Joni Mitchell, l’ultima Madeleine Peyroux) e all’arrangiatore e orchestratore Vince Mendoza.
My one and only thrill è il disco della consacrazione di un’autrice barra cantante di sicuro avvenire ma dal presente già sfavillante. Lasciate alle spalle le inclinazioni pop di Worrisome Heart, qui Melody Gardot si presenta decisamente nelle vesti di cantante confidenziale di stampo jazz. Una crooner al femminile la cui musicalità e il cui gusto la pongono al di sopra di molte voci incensate probabilmente a sproposito negli ultimi anni. Se cercate un disco che si lasci ascoltare nella penombra e che evochi al tempo stesso eleganza di scrittura e sofisticatezza negli arrangiamenti, non dovete cercare oltre. My one and only thrill è un disco che colpisce nel segno e che promette di reggere anche sulla lunga distanza.
20.05.2009