martedì, 26 maggio 2009 ore 08:10 (UTC+1)

L'improvvisazione nel jazz e le sue forme

Dal jazz arcaico alla contemporaneità

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Il jazz ha ormai più di cento anni di storia alle spalle. In questi cento e più anni ha elaborato una quantità impressionante di soluzioni musicali, e in particolare molte che riguardano le tecniche per l'improvvisazione. Farne la storia vorrebbe dire ripercorrere nei dettagli cento anni di storia registrata. Impresa titanica e impossibile da realizzare in un ciclo radiofonico di appena cinque puntate. Quello che ha fatto Claudio Sessa per Birdland è stato fissare in cinque tappe salienti questa evoluzione, la nascita e lo sviluppo della pratica creativa in ambito di musica jazz.

Attraverso quali strategie cioè, i musicisti di jazz nell'arco dei vari sviluppi stilistici di questo genere musicale, hanno affrontato il problema dell'improvvisazione? Improvvisare, nell'ambito del jazz, significa trovare la maniera di inserire un'invenzione estemporanea in qualcosa di già prefissato - quello che potremmo chiamare un testo (scritto o semplicemente mandato a memoria). L'invenzione del momento o, per dirla con un'espressione che vale ormai come sinonimo di jazz, la creazione del "suono della sorpresa", "the sound of surprise".

Il concetto di improvvisazione può riguardare tutti i parametri musicali: la melodia, la struttura armonica, il ritmo, il timbro, o le dinamiche (i volumi sonori). E cioè tantissimi elementi. L'argomento è talmente vasto che Claudio Sessa non ha potuto che sfiorarne la superficie. In particolare si è interessato a quel che l'improvvisazione ha rappresentato per cinque stagioni fondanti del jazz. 1. Il jazz delle origini; 2. L’era swing e delle big band; 3. Il bebop, cool jazz & hard bop; 4. Il free e la “new thing”; 5. L’improvvisazione nel jazz odierno.

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L'improvvisazione nel jazz e le sue forme, 1. parte

25.05.2009