lunedì, 08 giugno 2009 ore 10:48 (UTC+1)

I versi perduti di Mark Kozelek

"Lost verses live", ultima prova del cantautore americano

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di Corrado Antonini

Mark Kozelek

Mark Kozelek è autore di un’unica e sofferta canzone che percorre tutta la sua discografia come una sorta di mantra. Sia che incida o si esibisca sotto il proprio nome, sia che lo faccia con lo pseudonimo di Sun Kil Moon (nome d’arte ispirato al pugile sud-coreano Sung-Kil Moon), oppure all’epoca del gruppo dei Red House Painters, tutte le canzoni di Kozelek sembrano partecipare di uno stato d’animo improntato a una malinconia che non conosce mutazioni di sorta. Potremmo anche dire che, sentita una sua canzone, le si è ascoltate tutte. Ma il fascino del suo fare musica risiede proprio nel fatto che ogni suo disco aggiunge altre strofe a una nenia che è ormai sempre più simile a un rosario per voce sola e chitarra acustica.

Tuffarsi in un disco di Mark Kozelek significa ricominciare nel punto esatto in cui s’era smesso col disco precedente. Riprendere la preghiera lì dove la si era interrotta la volta prima. Lo stesso accade anche per questo ultimo Lost Verses Live, che raccoglie registrazioni effettuate da Kozelek nel corso della tournée realizzata lo scorso anno in concomitanza con l’uscita dello splendido April, pubblicato sotto lo pseudonimo di Sun Kil Moon. Le registrazioni provengono dai concerti tenuti in chiese o teatri in alcune città d’America: Philadelphia, New York, San Francisco, e presentano un repertorio in parte composto dal nuovo materiale che compone il disco April, in parte dai classici del passato (Lucky man, Katy song, Salvador Sanchez – che racconta dell’ossessione pugilistica di Kozelek: oltre a Sanchez ricordiamo anche le canzoni dedicate a Francisco Guilledo, alias Pancho Villa, o al sud coreano Duk Koo Kim). Per molti versi il disco ripercorre le atmosfere già presenti sui dischi 7 Songs Belfast o Find me, Ruben Olivares: Live in Spain, distribuiti gratuitamente sul sito della casa discografica di Kozekek, la Caldo Verde, previo acquisto di altro materiale.

Lost Verses Live non conferma soltanto la vena malinconica di Mark Kozelek, ma anche la sua disinvoltura nel tenere un palcoscenico da solo con un repertorio capace di piegare all’inerzia anche lo spettatore più volitivo. Facile immaginare lo stato di trance collettiva che si insinua in sala una volta che Kozelek ha iniziato a tessere le proprie trame malinconiche. Evocativo, magnetico, quasi ipnotico nei momenti migliori, questo disco ci presenta un artista colto in un momento particolarmente felice della sua carriera. Per chi ha imparato ad amare la sua delicata proposta musicale, il disco risulterà essere una piacevole conferma. Per chi invece non lo conosce, Lost Verses Live potrà forse rappresentare una prima immersione dentro uno degli universi musicali più mansueti che sia dato di ascoltare. Musica ideale per chi fa le ore piccole davanti a un computer o ha da trascorrere qualche ora in una camera iperbarica.

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08.06.2009