Southern Nights
03.08.2009
Allen Toussaint si immerge nel jazz di New Orleans
Allen Toussaint
È una delle istituzioni della musica nera d’America e uno dei tenutari del verbo musicale di New Orleans. Allen Toussaint, classe 1938, è un musicista, autore e produttore musicale che ha legato il suo nome alla felice stagione del rhythm’n’blues originato dalla sua terra e in particolare dalla sua città, New Orleans. Ha lavorato con molte delle stelle di quel firmamento: Ernie K-Doe, Irma Thomas, i fratelli Neville, Lee Dorsey, e poi a fianco di personaggi non meno straordinari come Dr. John, i Meters, i Wild Tchoupitoulas (band di indiani di New Orleans poco nota alle nostre latitudini ma vera e propria istituzione sulle rive del Mississippi).
A settant’anni e qualche mese Allen Toussaint pubblica un nuovo disco, intitolandolo The Bright Mississippi. Erano parecchi anni che Allen Toussaint non pubblicava un disco a proprio nome (storia a sé la collaborazione con Elvis Costello sfociata nel disco The River in Reverse nel 2006), ma ciò che rende questa registrazione davvero straordinaria è il fatto che Toussaint, forse per la prima volta in carriera, si confronta con il repertorio più classico di New Orleans e con la grande storia del jazz. Musica che l’ha certo nutrito nei primi anni di carriera, ma a cui ha sempre preferito un’altra delle tante invenzioni musicali di New Orleans, e cioè il più sanguigno rhythm’n’blues così come venne a definirsi a partire dagli anni ’50 grazie alle registrazioni effettuate negli studi di Cosimo Matassa.
In The Bright Mississippi scorrono classici di Sidney Bechet, di Joe “King” Oliver, di Jelly Roll Morton, e cioè della prima generazione di autori e musicisti che seppero imporre al mondo la nozione di “jazz” (c’è addirittura una versione di un tema battutissimo come St. James Infirmary). Ci sono poi altri classici tratti dai songbook di altri autori maggiori della storia del jazz quali Duke Ellington (Solitude), Thelonious Monk (Bright Mississippi) e Django Reinhardt (Blue Drag). Il tutto, confezionato dentro un album che ha il respiro e il profumo di New Orleans in ogni sua piega.
Straordinario il fatto che a interpretare questi classici siano magari musicisti che con New Orleans hanno poco o nulla a che fare (pensiamo al clarinettista Don Byron, al chitarrista Marc Ribot, al pianista Brad Mehldau o al sassofonista Joshua Redman), ma che a fianco di veri e propri guru del New Orleans Sound come il trombettista Christian Scott, il bassista David Piltch o il batterista Jay Bellerose riescono a calarsi perfettamente nella parte, risultando degli interpreti perfettamente credibili del jazz in stile New Orleans.
Il disco è splendido, quasi interamente strumentale, suonato con indicibile maestria e profuso di quel qualcosa che fa di New Orleans una città “generativa” per eccellenza da un punto di vista musicale. Chi c’è stato lo sa bene. Niente nelle sue vie ha il sapore d’antico o dichiara una presunta deriva museale. La musica è parte viva della quotidianità e il pulsare primigenio del jazz è ancora percepibile ad ogni angolo di strada o di piazza, come se il fatto che il jazz si sia sviluppato e abbia trovato una sua maturità altrove (Kansas City piuttosto che Chicago o New York), abbia preservato New Orleans nel suo stato di culla per più di un secolo. Questo è il merito principale di The Bright Mississippi, quello cioè di confermare che la musica a New Orleans è perennemente orientata al Presente, non al Passato (e probabilmente neanche al Futuro), ma al Qui e all’Adesso. Per chi ancora non ha esperienza di ciò che New Orleans ha significato e significa nella storia della musica d’America, questo disco può essere un buon punto di partenza.
03.08.2009