lunedì, 17 agosto 2009 ore 07:56 (UTC+1)

Suoniamolo "strano"

“I’m going away”, nuovo capitolo della saga targata Fiery Furnaces

Leggi

di Corrado Antonini

Dovessimo stilare una graduatoria del pop più stralunato e sghembo dell’ultimo decennio, i Fiery Furnaces dei fratelli Matthew e Eleanor Friedberg, originari di Oak Park, stato dell’Illinois, ma di stanza ormai da parecchi anni a Brooklyn, stato di New York, starebbero probabilmente in prima fila. Dall’esordio garage bluesy di Gallowbird’s Bark nel 2003, passando per Blueberry Boat, Bitter Tea o Widow City, il duo non ha fatto altro che disseminare lungo il cammino frammenti di un rock tanto immediato e viscerale quanto atipico e, a tratti, decisamente eccentrico.

Da qualche settimana è nei negozi il loro nuovo album, intitolato I’m going away, che pur non rinunciando al credo bizzarro che ha fatto sin qui la loro fortuna, risulta essere il loro disco più accessibile e più vicino alla sensibilità pop imperante. Questo, naturalmente, entro i limiti concessi da una fantasia che sventra letteralmente gli stereotipi del pop per ricostruirli su delle basi che non sono riscontrabili altrove che nel cervello dei fratelli Friedberg.

Chi non conosce i dischi precedenti dei Fiery Furnaces farà bene a cominciare da qui, e poi risalire a ritroso nella loro già cospicua discografia per collegare le diverse tracce di un percorso che ne ha fatto una delle band più estrose del panorama odierno. In I’m going away Matthew e Eleanor Friedberg sembrano dominare la tentazione ad eccedere, contenendo le stravaganze agli assoli di chitarra (ve ne sono di davvero gustosissimi e istruttivi per chi è ancora segue la dottrina pseudo virtuosistica di certo rock metallico), e immergendosi in un brodo pop che richiama alla mente certa musica da intrattenimento anni ’70.

Contenimento, controllo, e nessuna deriva. A guadagnarne è il suono complessivo della band, mai apparso tanto compatto e organico. I testi, contrariamente a quanto è avvenuto sugli ultimi dischi, sono firmati in massima parte da Eleanor Friedberg. E anche su questo versante prevale il tentativo di rinunciare al capriccio stilistico privilegiando invece il candore emotivo. Ascoltando il disco si rimane incantati e anche un po’ stupiti di fronte alla fenomenale vena creativa dei fratelli Friedberg. Non dimentichiamo che questo è il loro ottavo disco in sei anni, e che in nessuno dei lavori precedenti ci si è preoccupati di tirare il freno a mano. Anche questo I’m going away sorprende per la freschezza del materiale offerto e per le invenzioni che sovvertono ad ogni pie’ sospinto quanto la logica e il buon senso invece suggerirebbero.

I’m going away consolida un’opera che sembra puntare in primo luogo alla desacralizzazione del pop. Al sovvertimento delle regole. Al raggiungimento di una logica espressiva che sia in tutto e per tutto originale e sdoganata dai cliché del passato. Quello che il disco non rinuncia a fare è ricomporre da un punto di vista strutturale le regole del pop. Certo, lo fa in modo più discreto rispetto al passato, ma forse dietro l’apparente discrezione non si nasconde altro che l’acquisizione di una sottigliezza e di una spigliatezza che in passato facevano difetto. I’m going away è un disco sorprendente, che ci aiuta a scomporre il pop e riordinarlo secondo un equilibrio che ci apre a degli squarci inauditi. Bislacco quanto basta, ma a suo modo irresistibile.

Guarda

Charmaine Champagne

17.08.2009