giovedì, 17 settembre 2009 ore 08:12 (UTC+1)

Il maestro del post-bop

"Birdland" omaggia il trombettista Freddie Hubbard

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Freddie Hubbard

Formatosi alla scuola del bop, il trombettista Freddie Hubbard è uno dei musicisti che meglio di ogni altro ha rispecchiato l'evoluzione del jazz a partire dagli anni '60, in particolare documentando il passaggio dall'hard-bop verso la musica soul, ma anche quello verso il free, fino ad arrivare alla rivoluzione elettrica e alla fusion degli anni '70. Hubbard era emerso nella New York d'inizio anni '60, e riuscì ben presto a sviluppare un proprio stile che risentiva sì della lezione di trombettisti quali Miles Davis e Clifford Brown, ma soprattutto, per sua stessa ammissione, di sassofonisti come John Coltrane.

Dopo essersi illustrato a fianco del chitarrista Wes Montgomery, Hubbard si trasferì a New York nel 1958 appena ventenne e entrò nel giro dei grandi solisti del periodo. Grazie a fortunati dischi registrati a proprio nome per l'etichetta Blue Note (Open Sesame o Ready for Freddie), ma in particolare grazie a una sterminata serie di collaborazioni e la partecipazione alle sedute d'incisione di veri e propri capolavori del jazz quali Olé Coltrane, Africa Brass e Ascension con John Coltrane, Free Jazz di Ornette Coleman, Blues and the Abstract Truth di Oliver Nelson, Maiden Voyage di Herbie Hancock, Speak No Evil di Wayne Shorter o Out to Lunch di Eric Dolphy, divenne uno dei musicisti più richiesti del periodo. Fu parte dei Jazz Messengers di Art Blakey dal 1961 al 1964 e collaborò con figure del calibro di Thelonious Monk, Miles Davis o Cannonball Adderley.

Negli anni '70 Freddie Hubbard si trasferì in California e, al pari di molti musicisti jazz, provò a reinventarsi anche in ambito di musica fusion. Il tentativo riuscì in parte (pensiamo a dischi come Red Clay, First Light o Straight Life, pubblicati con l'etichetta CTI), ma fruttò anche una serie di incisioni e di collaborazioni che in parte ne offuscarono il talento. Gli anni '80 e '90 segnarono poi una rinascita, vedendolo alla testa di un proprio gruppo e tornando a incidere con musicisti della vecchia guardia (Joe Henderson, Benny Golson, Elvin Jones, lo stesso Art Blakey). Nel 2006 è stato insignito del National Endowment for the Arts Jazz Master, il più prestigioso riconoscimento americano in ambito di musica jazz.

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"Moanin'" con i Jazz Messengers di Art Blakey

01.09.2009

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Il maestro del post-bop, 1. parte

01.09.2009