mercoledì, 21 ottobre 2009 ore 10:49 (UTC+1)

Il corpo di Michael Jackson

E dell'uso che ne fece per vestire le sue canzoni

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di Marcello Sorce Keller

Michael Jackson

Ho appena rivisto su uno dei canali RAI, una scenetta di tanti anni fa, penso degli anni ’70, in cui il comico Walter Chiari prende in giro un cantante italiano di allora perché costui, mentre cantava, tra un verso e l’altro della canzone, ogni tanto si scuoteva energicamente, come fosse stato preso da una breve convulsione. Il commento di Walter Chiari, presentato in modo assai umoristico, in fondo sosteneva questo: chi canta canta e chi balla balla; oggi, invece, i cantanti fanno le due cose insieme. Ed è vero, proprio vero, già negli anni ’70 questa tendenza era ormai affermata, ma a molti pareva ancora cosa strana. Tutto era cominciato, gli anziani come me lo ricorderanno, nell’immediato dopoguerra con il rock ‘n’ roll e, principalmente, con Elvis Presley. Quando poi negli anni ‘80s si arrivò a Michael Jackson, con lui abbiamo avuto un artista che era tanto cantante quanto ballerino, letteralmente in egual misura; le due cose erano in lui una forma d’arte unica. Dire questo equivale ad affermare che senza il corpo, senza la fisicità spettacolare e contagiosa del suo muoversi sul palco, Mickael jackson sarebbe stato altra cosa. Quando lo ascoltiamo, come faremo adesso che sto per mandare in onda sue canzoni, inevitabilmente richiamiamo l’immagine mentale dei suoi movimenti di danza afro-americana. Chi non è in grado di rievocare quelle immagini non credo lo possa apprezzare adeguatamente attraverso il solo ascolto. Dico così perché credo proprio che la musica di Michael Jackson – senza la sua visibile fisicità– perde buona parte del suo fascino.

“Off the Wall” è il titolo di un album che Michael Jackson pubblicò nel 1979, dopo il divorzio con la leggendaria casa discografica Motown. Il produttore dell’album fu quell’abilissimo musicista che risponde al nome di Quincy Jones, e i brani contenuti nel disco sono dello stesso Michael Jackson e poi di Rod Temperton, Stevie Wonder, e Paul McCartney. Questo “Off the Wall” è anche l’album con cui Michael Jackson iniziò a farsi conoscere a livello mondiale. Fino ad oggi ha venduto oltre 20 milioni di copie e nelle settimane successive alla morte dell'artista, lo scorso mese di giugno, l’album è rientrato ai primi posti nelle classifiche internazionali; solo negli Stati Uniti, ha venduto in questi ultimi due mesi, a quanto pare, 250.000 copie. Io sono ben consapevole del fatto che questo non è il genere di musica preferito da molti ascoltatori di Rete Due, ma è il genere musicale che meglio mi consente di richiamarmi ad una questione che considero centrale a tutta la storia musicale dell’occidente. Riprendo allora quanto ho detto poco fa, che immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale con il rock ‘n’ roll e, principalmente, con Elvis Presley la fisicità, l’uso del corpo, l’esibizione del proprio corpo è venuta fuori prepotentemente, dopo secoli di marginalità, in un genere musicale di grandissima diffusione. Infatti circa duemila anni di Cristianesimo hanno ancorato nella cultura europea l’idea che il corpo sia la parte vile dell’essere umano, che il corpo sia potenzialmente peccaminoso. Ecco dunque la marginalità della danza nella nostra cultura, ed ecco anche come il repertorio più prestigioso dell’occidente, la cosiddetta musica classica, sia un repertorio che per definizione non è fatto per ballare. Se si balla non è classica, se è classica non si balla. L’estromissione del corpo e della fisicità dalla nostra musica è stata un fenomeno di lunga durata. Se ancora qualche volta quella di Mozart o di Verdi può ancora contagiarci qualche pulsione motoria (desiderio impuro che subito reprimiamo) quella di Schoeberg, di Webern o di Luciano Berio neanche alla lontana ci fa venire il desidero di muoverci – questa è musica totalmente de-corporeizzata. Ma, direte voi, questa è la musica “seria”, quella leggera, il pop, quella di intrattenimento è altra cosa. Sì e no io penso.

Sì, si potrebbe essere tentati di dire che è vero che la musica seria, la musica d’arte (o quella che pretende più o meno a ragione di essere grande arte) è una musica che si è progressivamente de-corporeizzata; ma c’è poi la musica di intrattenimento invece, quella fatta anche primariamente per essere ballata; tutt’altra cosa, non è vero? In realtà, fino ad un certo punto. Anche la musica di intrattenimento per molto tempo ha fatto un uso molto ridotto e timido del corpo. In Europa chi cantava canzoni, una volta, lasciava ballare il pubblico degli ascoltatori, ma non ne era direttamente coinvolto, non faceva sfoggio sul palco della propria capacità fisica di interpretare ed esprimere la propria musica anche col corpo: non ricordate ClaudioVilla e Nilla Pizzi, ballavano forse? Anche nei vecchi film capita di vedere cantanti che presentano le loro canzoni immobili dinanzi al microfono. Bisogna ammettere che il corpo è rientrato nella musica attraverso gli afro-americani i quali, benché cristianizzati, sono portatori di tradizioni in cui far musica e ballare sono assolutamente la stessa cosa. Ed è da lì che viene il rock ‘n’ roll, anche quello dei bianchi come Elvis Presley. Michael Jackson di Elvis è il degnissimo nipotino, in lui non c’è più la minima inibizione.

Attraverso gli afro-americani, negli Stati Uniti, il corpo ha ripreso ad essere qualcosa attraverso il quale la musica si vive si esprime. Il fenomeno ebbe un lungo periodo di gestazione, e poi venne fuori all’inizio del Novecento con il jazz, che era allora musica da ballo, e successivamente con il rock ‘n’ roll e con Elvis esplode proprio: basta pensare alle tante accese polemiche e le censure di quegli anni. Con Michael Jackson si è ben più avanti. Elvis lo si può anche solo ascoltare. Michael Jackson bisogna vederlo o, come minimo bisogna averlo visto. Con lui il corpo è in primo piano, in modo anche volgare. Ma pensiamo quanto è stato represso e come un fenomeno alla Michael Jackson ci aiuti a ricordare come sia alla fin fine, irreprimibile. Una cultura può marginalizzarlo a lungo, ma alla fine deve rivenire fuori. . Certo che questa espressione di fisicità è carica di sensualità. Michael Jackson ha dimostrato quanto sia ineliminabile. La musica senza corpo, la musica de-corporeizzata è una musica menomata, amputata di qualcosa che è alla base del suo stesso esistere.

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Il corpo di Michael Jackson

Note in libertà, 19.10.2009