J'attendrai Swing, 1939
25.01.2010
Il mondo del jazz celebra il genio di Django Reinhardt
Django Reinhardt
Era nato in una roulotte il 23 gennaio di cento anni fa, una fredda notte invernale di Liberchies, in Belgio. Era lì che, pochi giorni prima, un gruppo di gitani avevano fermato la sua carovana. Ma anche quando divenne una star del jazz, all'apice della sua gloria, il genio zigano Django Reinhardt continuò a snobbare i confort e a rientrare tutte le sere nella sua roulotte.
Il mondo del jazz ricorda in questi giorni il centenario della nascita di colui che fu il padre del gipsy jazz, il primo ad avere l'idea di accostare gli accordi del jazz con i ritmi della tradizione gitana. Il solo europeo che seppe affermarsi tra tanti americani, Miles Davis, Duke Ellington, Count Basie o ancora il grande Louis Armstrong.
Ma per i francesi in particolare fu il padre del "french jazz". Perché è oltralpe che Django creò il suo swing originale, allegro, fatto di improvvisazione e ritmiche dolci. Ed è sempre in Francia che costruì il suo mito, libero, appassionato, senza regole.
Jean Batptiste Reinhardt - presto detto Django - arrivò in Francia quando aveva 12 anni. Dopo mille vagabondaggi tra Africa ed Europa, la carovana dei suoi genitori, di etnia sinti ("manouche" in francese), si era infine fermata nella banlieue parigina. In quegli anni, il giovane Django frequentò i bistrot dove risuonavano le note del valzer "musette" e del music-all. Al banjo accompagnò i più grandi fisarmonicisti degli anni 20. Nel 1928, l'incendio della sua roulotte rischiò di mettere fine alla sua carriera di musicista. Django riportò ustioni gravissime alla mano sinistra ed i medici furono unanimi nella diagnosi: non avrebbe mai ripreso l'uso delle dita. Ma non conoscevano la sua forza di volontà. Da questo dramma iniziò la leggenda.
La carriera di Django fu allora folgorante. Nel 1931, a Tolone, mentre si trovava a casa del pittore Emile Savitry, scoprì un ritmo nuovo, allora quasi sconosciuto in Francia, il jazz. Il passo definito verso la gloria arrivò con l'Hot Club de France, creato da Charles Delaunay e Hugues Panassié, alla fine del '33. Il Quintette, accanto al violinista e complice Stephane Grappelli, rivoluzionò gli standard degli anni '30 imponendo gli strumenti a corde, senza batteria.
Sono passati 100 anni da allora ma oggi il jazz di Django torna terribilmente di moda e in Francia sta alimentando una nuova generazione di giovani musicisti. I festival moltiplicano gli omaggi. Intanto le sue composizioni, da Minor Swing a Nuages, da Manoir de mes rêves a Nuits de Saint-Germain-des-Prés, sono diventate dei classici del genere. Un genere tutto suo, dove qualche volta fanno incursione anche temi di Bach, Debussy o Ravel. Django morì il 16 maggio 1953. Quel giorno, Jean Cocteau disse di lui: "Django morto è come una di quelle dolci fiere che muoiono in gabbia. Visse come sogniamo tutti di vivere: in una roulotte".
E mentre il mondo del jazz celebra il chitarrista con una serie di omaggi, Parigi gli dedica addirittura una piazza. La piazza, inaugurata dal sindaco di Parigi Bertrand Delanoë, si trova nel nord della capitale, proprio a due passi da dove si tiene ogni settimana il più celebre mercato delle pulci della città, quello della Porta di Clignancourt (XVIII/ème arrondissement), e a poche centinaia di metri da dove, molti anni fa, la famiglia dello stesso Django era solita parcheggiare la sua roulotte.
25.01.2010
Birdland, 25.01.2010 - A cura di Maurizio Franco