martedì, 09 febbraio 2010 ore 08:47 (UTC+1)

Le mutande dei Red Hot Chili Peppers

O come un capo d'abbigliamento cambiò il rock

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di Corrado Antonini

Il retro di copertina di "Mother's Milk"

Le mutande dei Red Hot Chili Peppers per me hanno significato l’abbattimento di un dogma a cui mi ero sempre scrupolosamente attenuto: gli indumenti intimi non vanno mostrati sulla pubblica via. Non che adesso viaggi in mutande sui filobus, ma grazie al loro esempio ho sicuramente allentato un tabù e acquisito un senso di placida rassegnazione quando l’elastico degli slip scivola inavvertitamente sopra la cintura dei pantaloni.

Sul retro di copertina del disco Mother’s milk, anno 1989, tre dei quattro componenti dei Red Hot Chili Peppers appaiono in mutande. Anthony Kiedis, il cantante, indossa un paio di comunissimi shorts, mentre John Frusciante e Flea, rispettivamente chitarrista e bassista, indossano un paio di ampie mutande buffamente demodé, di quelle con l’apertura laterale atta ad agevolare la minzione.

Quella fotografia fu la prima avvisaglia che s’approssimava un nuovo modo di intendere le mutande: da capo d’abbigliamento negletto e pudicamente celato alla vista altrui, a fiera espressione d’un modo d’essere, comico stendardo di una generazione che improvvisamente sembrava dotarsi di altre cerimonie di svestizione.

Il rock che avevo conosciuto io era stato sovente nudo e ammiccante, petti villosi e pantaloni attillati, capello lungo e velleità zingaresche, ma non si era mai mostrato in mutande. Forse anche il rock andava svestito e messo in fila come alla visita medica militare. Forse bisognava che qualcuno ci liberasse dagli orpelli, borchie fumogeni e bandane, per restituirci energia allo stato puro: chitarre tatuaggi e, appunto, mutande.

Non è cosa da poco. L’esplosiva miscela di rock, punk e funk dei Red Hot Chili Peppers s’accompagnava, da un punto di vista coreografico, a una genuina rappresentazione della bizzarria umana: un moderno e programmatico elogio della follia col semplice ausilio di un paio di mutande.

Questa ed altre eccentricità sono poi entrate a far parte dell’armamentario d’ordinanza delle band clone dei Red Hot Chili Peppers, ma questo ci interessa meno. Le uniche vere mutande del rock rimangono quelle di Flea e di John Frusciante. E guai a chi gliele toglie.

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"Knock me down"

09.02.2010

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Le mutande dei Red Hot Chili Pepper

Shake your money maker, 09.02.2010 - A cura di Corrado Antonini