lunedì, 22 febbraio 2010 ore 10:41 (UTC+1)

I peti di Serge Gainsbourg

L'anomalo talento di Evgenie Sokolov

Leggi

di Corrado Antonini

Serge Gainsbourg

Nel 1980 Serge Gainsbourg pubblica per l’editore Gallimard di Parigi un romanzo intitolato Evgenie Sokolov. Più che un romanzo, un “conte parabolique”, dove la parabola sta nel talento assai anomalo del pittore astratto Evgenie Sokolov, alter ego dello stesso Gainsbourg.

La genialità riconosciuta del pittore Sokolov risiede nel tratto del suo pennello, un tratto non guidato da ispirazione divina, ma più prosaicamente da uno spasmo provocato dalla sua perenne flatulenza. Un’infermità oscena e irrefrenabile che lo accompagna sin da quando era bambino e che, oltre a dei soprannomi assai pittoreschi, gli ha anche guadagnato la notorietà artistica da adulto. I critici fanno a gara nel lodare le sue opere, esaltandone l“insistenza stilistica”, il “misticismo formale”, la “rara euritmia”. Ma l’unico vero talento di Evgenie Sokolov, alla fin fine, sembra essere quello di mandare dei peti fenomenali.

L’idea che sta alla base del libro di Gainsbourg è atroce, così triviale che alla sua uscita i critici letterari di Francia rimasero sbigottiti. Provocatore indefesso e geniale, Serge Gainsbourg scelse, per il suo esordio letterario, un artista petomane, confidando nella forza di una metafora che ai più parve volgarità gratuita.

Non pago di ciò Gainsbourg portò il suo eroe anche su disco. Una canzone intitolata proprio ad Evgenie Sokolov compare sul disco Mauvaises nouvelles des étoiles, il secondo dei dischi reggae di Gainsbourg. Altro choc e altro disagio, primo fra tutti quello dei musicisti giamaicani presenti in studio d’incisione. La loro musica è infatti accompagnata per 2 minuti e 48 secondi da una vasta gamma di peti, prodotti ad arte dallo stesso Gainsbourg, sorta di commento in musica alle perfomance pittoriche di Evgenie Sokolov.

Incalzato dal critico Bernard Pivot nel corso della trasmissione televisiva Apostrophes, Gainsbourg commentò: “Per me la provocazione è una dinamica. Ho voglia di scuotere le persone. Quando scuoti qualcuno cascano delle cose per terra: delle monete, la carta d’identità, il libretto militare… Se non provocassi, non avrei più nulla da dire”.

Sarà. Dubito però che Gainsbourg abbia fatto tesoro di una massima francese decisamente appropriata alla circostanza che recita: “Il ne faudrait jamais peter plus haut que son cul”.

Guarda

Je t'aime, moi non plus

22.02.2010

Ascolta

I peti di Serge Gainsbourg

Shake your money maker, 22.02.2010 - A cura di Corrado Antonini