mercoledì, 03 marzo 2010 ore 10:16 (UTC+1)

La libertà di Richie Havens

O come si resta prigionieri di una sola canzone

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di Corrado Antonini

Richie Havens

Ci sono artisti che rimangono prigionieri di una canzone, di un libro, di un’opera, di un personaggio. Può capitare che quella canzone, quel libro, quell’opera o quel personaggio si siano fatti interpreti di un’emozione inedita o di una verità così evidente da restare impresse nella mente del pubblico in modo indelebile. Può anche succedere che il pubblico non sia più disposto ad accettare altro da quell’artista, quasi che in quella prima esposizione egli abbia già compendiato tutta la sua arte. Tutto quanto farà in seguito non sarà che una ripetizione di quella prima intuizione felice. Gli esempi si sprecano. Artisti che sbocciano già completi, esauriti in un gesto solo, magari inconsapevole eppure molto più autentico di quanto essi riusciranno mai più a fare in seguito.

Nella musica rock questo stato di cose è realtà di tutti i giorni. Gruppi meteora, cantanti usciti da non si da dove e subito restituiti alla vacuità eterna, canzoni epocali partorite per imperscrutabili allineamenti astrali.

Il caso di Richie Havens però, va considerato a parte. Richie Havens nelle enciclopedie del rock viene identificato come il cantante di “Freedom” e poco più. In particolare viene ricordata la sua versione di “Freedom” al festival di Woodstock. Tutto qua, direi. Il resto sono briciole, sparute concessioni a un artista ritenuto istintivo ma non geniale, successi mediocri che vivono di luce riflessa.

Certo che, a pensarci, per un cantante restare prigioniero di una canzone che inneggia alla libertà, è una gran bella ironia. Ma rispetto a molti suoi epigoni, Richie Havens ha dalla sua un carisma da fuoriclasse. Credo sia questo l’aspetto che ne fa un caso unico nel panorama della musica rock. Autore di una sola grande canzone, unico chitarrista al mondo capace di suonare tutto il suo repertorio usando soltanto il pollice della mano sinistra, Richie Havens, a vederlo salire su un palco, sedersi e imbracciare una chitarra, è un gigante. L’aurea che lo avvolge è da star di prima grandezza. Quando poi comincia a cantare, non c’è più alcun dubbio: siamo di fronte a un grande interprete, a uno di quei rari musicisti che ci fanno restare lì a bocca spalancata, tanto paralizzante è il loro magnetismo.

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"Freedom" versione Woodstock

03.03.2010

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La libertà di Richie Havens

Shake your money maker, 03.03.2010 - A cura di Corrado Antonini