martedì, 20 aprile 2010 ore 06:00 (UTC+1)

Heavy Rain

Appassionante thriller interattivo in cui le scelte del giocatore contano davvero

In sintesi

  • Destino dei personaggi in mano al giocatore
  • Gioco innovativo, punta tutto sulla trama
  • Lo sia ama o lo si odia

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di Ulisse Vitali

Raramente nel mondo dei videogiochi escono titoli capaci di distogliere per un attimo l’attenzione dal frenetico susseguirsi di "sparatutto" e giochi d’azione. Quando questo accade, puntualmente critica e pubblico si dividono in due fazioni distinte, pronte a saltarsi alla gola per sostenere o affossare il gioco in questione. È il caso di Heavy Rain, un videogioco difficile da descrivere o etichettare, che tenta di comunicare emozioni estremamente forti e che non piacerà a tutti. Il giocatore sarà infatti chiamato a intraprendere moltissime scelte morali, cercando un equilibrio tra il bene e il male.

Quattro sguardi per un killer - L’aspetto più importante di Heavy Rain è senza dubbio la trama, un thriller investigativo incentrato su una serie di omicidi commessi da un fantomatico serial killer e vissuti attraverso quattro personaggi slegati tra loro: Ethan Mars, un architetto la cui vita viene sconvolta dal rapimento del figlio; Norman Jayden, un agente dell'FBI inviato da Washington per aiutare nelle indagini; Scott Shelby, un goffo e rozzo detective privato assoldato dalle famiglie delle vittime per investigare sul caso; e Madison Paige, una fotoreporter insonne che finisce per rimanere coinvolta nella vicenda. Ognuno di questi personaggi ha un suo personalissimo destino, che il giocatore plasma con le sue scelte durante il progredire del gioco.

Scelte determinanti - Il fulcro della giocabilità di Heavy Rain si basa sul fatto che il giocatore, spesso inconsapevolmente, affronta delle scelte tanto sottili quanto determinati sul progredire della trama, senza la possibilità di tornare indietro. Ciò, in combinazione con le perfette atmosfere e le situazioni in cui si vengono a trovare i personaggi, contribuisce a mantenere un costante stato d'allerta. Nonostante la storia sia fissata nei fondamenti, tutto è nelle mani del giocatore, che è pertanto libero di cercare di cambiarla in modo da ottenere una prosecuzione degli eventi, e quindi un epilogo, differente. Il gioco invita dunque a essere ripetuto più volte, alla scoperta di nuovi epiloghi o semplicemente per il gusto di dare ai personaggi un taglio diverso.

Azioni mimante con il joypad - Un simile grado di immedesimazione è stato raggiunto anche grazie al particolare sistema di controllo attraverso i tasti e le levette analogiche del joypad e al modo in cui questo si integra con il gameplay. Il sistema di gioco non prevede infatti una vera e propria interfaccia grafica, ma durante il gioco compaiono delle icone che indicano le azioni da compiere con il controller, studiate in modo tale da sposarsi il più possibile con ciò che avviene sullo schermo, creando in questo modo la giusta atmosfera. Inoltre a uno stress fisico o mentale mostrato dal personaggio nel gioco, ne corrisponde uno da riprodurre con il joypad, visto che in queste situazioni le sequenze di tasti da eseguire sono sempre più complesse.

Animazioni in motion capture - Dal punto di vista tecnico la modellazione poligonale si attesta su livelli ottimi e le texture restituiscono con efficacia e realismo le diverse superfici. Il comparto animazioni, sia per i movimenti del corpo che per le espressioni facciali, ha fatto largo uso del motion capture, ottenendo movenze fluide e credibili. Graficamente la vera forza del gioco sta però negli ambienti, che mettono a dura prova la PS3, tant'è che a volte si nota qualche lieve calo di frame rate, ma fortunatamente non si tratta di nulla di compromettente. Curatissimo anche il comparto audio, con l’ottima colonna sonora del compositore canadese Normand Corbeil, che si fonde con effetti sonori di qualità e un doppiaggio italiano di buona caratura.

Diverso da tutti gli altri - È difficile esprimere un giudizio su Heavy Rain: non è un semplice gioco, è un'opera d'arte videoludica, un “dramma interattivo” avvolgente e, a suo modo, rivoluzionario. I controlli funzionano ed immedesimano, l’intreccio è interessante da scoprire, la tensione non manca e il design non teme rivali; ma il titolo si distingue soprattutto per aver messo in primo piano gli scopi ultimi del videogaming: intrattenere, coinvolgere ed emozionare. Il gioco infatti, con il suo costante crescendo di sensazioni forti, rappresenta un’esperienza ludica differente da qualunque altra, il primo passo verso un ulteriore stadio evolutivo dei videogiochi, una forma d’intrattenimento innovativa che potrebbe lanciare un nuovo genere.

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La recensione di Pablo e Michele

Game over, 22.03.2010 - Rete Tre