mercoledì, 27 luglio 2011 ore 16:30 (UTC+1)

L.A. Noire

Detective game ambientato nella Los Angeles del secondo dopoguerra

In sintesi

  • Thriller cupo e violento in stile "noir"
  • Innovativo gameplay investigativo
  • Tecnologia "MotionScan" per i volti

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di Ulisse Vitali

Dopo averci fatto esplorare in lungo e largo le riproduzioni virtuali di New York e del Far West, Rockstar ci immerge in un nuovo mondo poligonale dal grande fascino: la Los Angeles del secondo dopoguerra - in bilico tra lusso, crimine e vizio - magistralmente ricostruita con grande attenzione alle ambientazioni di fine anni '40, il periodo più corrotto e violento di tutta la storia della città. Sviluppato da Team Bondi, L.A. Noire è un cupo e violento thriller investigativo in classico stile noir, che mescola osservazione, azione free-roaming e investigazione per risolvere il mistero dietro un'efferata serie di omicidi.

Carriera nell'LAPD - In L.A. Noire il giocatore indossa i panni di Cole Phelps, un pluridecorato eroe della Seconda guerra mondiale che si arruola nella polizia di Los Angeles per cercare di redimersi dagli orrori bellici. Dopo qualche anno come semplice poliziotto di pattuglia, le doti analitiche e la prontezza d'animo del protagonista lo conducono a una luminosa carriera all'interno del dipartimento, passando di reparto in reparto e ritrovandosi tra le mani alcuni dei casi più scottanti della città. Tra scene del crimine, interrogatori, scazzottate e inseguimenti, la trama narrata nel gioco - seppur inizialmente appaia solo come un susseguirsi di eventi sconnessi tra loro - è in realtà un intreccio ben congegnato, che alla fine porta ad un unico, coerente finale.

Mix di investigazione e azione - Strutturato come un sorta di serie TV in cui ogni episodio rappresenta un caso da seguire, L.A. Noire è un avvincente detective game il cui cuore pulsante è rappresentato dalla componente investigativa: dalla raccolta degli indizi sino agli interrogatori e allo studio delle prove necessario per incastrare i colpevoli. Tuttavia, per portare a termine l'arresto si dovrà spesso ricorrere anche all’azione; tra inseguimenti (sia in auto che a piedi), scazzottate, pedinamenti e vere e proprie sparatorie. Il titolo alterna quindi ricche e profonde fasi investigative a veloci e immediate sessioni di pura azione, in un mix che spezza ed accelera piacevolmente il ritmo di gioco, trascinando il giocatore all'interno della vicenda.

Espressioni facciali - Il titolo si basa inoltre sulla tecnologia MotionScan, un'innovativa tecnica di "cattura delle interpretazioni" che, grazie a uno scanning completo dei volti degli attori (provenienti in gran parte dal mondo delle serie TV), ha permesso agli sviluppatori di trasporre nel gioco ogni minimo movimento dei muscoli facciali, fornendo così ai personaggi virtuali le stesse identiche espressioni delle controparti reali. Tutto ciò si traduce in un realismo estremo, che rende i protagonisti di L.A. Noire quanto di più vicino a persone reali si sia mai visto in un gioco. Ciò tornerà particolarmente utile negli interrogatori, durante i quali un'attenta osservazione della mimica facciale si rivelerà fondamentale per arrivare alla verità.

Grafica dalla doppia vita - Il comparto tecnico di L.A. Noire sembra vivere una doppia vita. Globalmente l'aspetto visivo è senza dubbio splendido, soprattutto nella fedele e certosina riproduzione della Los Angeles di fine anni ’40 e delle dozzine di curatissimi interni visitabili. Tuttavia il motore grafico, nonostante l'esperienza di gioco non venga particolarmente intaccata, presenta alcuni problemi: un frame rate instabile, un’insufficiente profondità visiva, occasionali fenomeni di comparsa di oggetti e una qualità delle textures altalenante. Ottimo invece il comparto audio, che offre un doppiaggio in lingua inglese da Oscar, una colonna sonora jazz che accompagna opportunamente le diverse fasi d’indagine ed effetti sonori sempre di buona qualità.

Audace esperimento - Per i progressi fatti nel campo dello storytelling digitale, L.A. Noire si presenta come una vera pietra miliare nel panorama videoludico; un audace esperimento multimediale destinato ad essere ricordato negli anni a venire. Nonostante qualche difetto strutturale e un comparto tecnico a volte un po’ deludente gli impediscano di essere considerato un vero capolavoro, il gioco è capace di tenere incollati davanti al monitor. Infatti la complessa forma narrativa e l’innovativo gameplay investigativo si mescolano a qualche sequenza d’azione tradizionale, creando un mix ben bilanciato che non mancherà di entusiasmare quella fetta di utenti che in un gioco cerca storie e mondi da vivere in prima persona.

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La recensione di Pablo e Michele

Game over, 06.06.2011 - Rete Tre

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