giovedì, 31 dicembre 2009 ore 14:00 (UTC+1)

Il 2009, l’anno di Ardi

È l’ora di bilanci e Science dice la sua

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di Fabio Meliciani

Ricostruzione artistica del volto di Ardi a confronto con le ossa del cranio
(foto La ricostruzione è di J.H.Matternes)

Ultimo giorno dell’anno, tempo di bilanci. Non c’è scampo, arrivati a questo punto nessuno resiste alla tentazione di fermarsi, guardare indietro e chiedersi cosa resterà di questo 2009, e forse non è così sbagliato; un po’ come trovarsi alla fine di una giornata passata in apnea e chiedersi che è successo. Bilanci che valgono anche per il mondo della scienza. E allora chiediamoci cosa resterà di tutte le scoperte più o meno importanti, più o meno curiose fatte quest’anno, o di tutti quei momenti di dibattito in cui la scienza è stata protagonista. Cosa ricorderemo? La rivista scientifica Science non ha dubbi: la ricerca che ha segnato questo 2009 riguarda da vicino l’uomo e la sua evoluzione, ed è legata ai resti del più antico scheletro di ominide mai rinvenuto, per gli amici “Ardi”. A lui, anzi a lei, dal momento che si tratta di una signora, dedichiamo quest’anno, un omaggio ancora più importante visto che chiude un periodo in cui ovunque e in ogni modo sono stati celebrati i 150 anni dalla pubblicazione dell’Origine della specie di Darwin.

Ardi, una storia lunga milioni di anni - Ma chi è Ardi? E’ quel che resta dello scheletro relativamente ben conservato di una femmina di Ardipithecus ramidus risalente a circa 4,4 milioni di anni fa e rinvenuto in Etiopa nel 1994. Sono i resti di ominide più antichi mai scoperti, circa un milione di anni più vecchi di Lucy, la femmina di Australopitecus afarensis che fino ad oggi deteneva il primato. Lo scorso Ottobre, la rivista Science ha pubblicato i risultati di 15 anni di ricerche, risultati che sono stati raccolti in 11 articoli scritti dai maggiori esperti di paleoantropologia. Gli studiosi hanno analizzato nei dettagli sia l’anatomia, sia l’habitat di Ardi, mettendo in discussione alcuni punti chiave della storia dell’evoluzione umana, del lungo cammino evolutivo che uomo e scimmia hanno percorso a partire da circa 6,5 milioni di anni fa, età a cui dovrebbe risalire il nostro progenitore comune. In questo senso Ardi rappresenta una sorta di Stele di rosetta dell’antropologia, un anello di riferimento e di confronto per tutti gli altri ritrovamenti.

Ardi e le sue particolarità - 120 cm per 50 kg di peso sono le sue misure, oltre a un interessante mix di caratteri, alcuni già presenti nei suoi antenati, altri vicini alle caratteristiche di ominidi successivi. Tra quelli più primitivi ve ne sono alcuni che non hanno niente a che fare con le attuali scimmie antropomorfe, ciò ha indotto parte dei ricercatori a ipotizzare che l’antenato comune non dovesse essere poi così tanto simile alle scimmie, come si tende a pensare. Lo studio dello scheletro ha permesso inoltre di capire meglio il processo di adattamento alla postura eretta e all’andamento bipede. Anche qui emerge un mix di caratteri diversi. Il bacino, pur sopportando bene la postura eretta, è più simile a quello di una scimmia che a quello di un australopiteco, meno adatto a vivere sugli alberi. Al tempo stesso Ardi presenta anche la tipica spina iliaca, con i muscoli dei glutei disposti come se già potesse muoversi senza spostare il peso da una parte all’altra, già in grado di correre dunque in modo simile a un Homo Sapiens. A tutto questo si aggiungono altri particolari, legati alle ossa del piede per esempio, che lo accumunano alle scimmie africane come i gibboni ma non a scimpanzé e gorilla, primati ben più vicini a noi. Quello di Ardi è stato dunque un contributo di rottura, come avviene per tutte le scoperte importanti; ha posto domande, indotto cambi di prospettiva, proprio nell’anno in cui si è ricordata una delle più importanti rivoluzioni del pensiero, quella partita dall’opera di Darwin.

Non solo Ardi, dall’H1N1 a COP15 - Oltre alle numerose piccole e grandi scoperte, il 2010 sarà anche ricordato per quei fatti legati alla scienza che più di altri hanno avuto un impatto sulla gente, e magari sono stati oggetto di grande interesse mediatico. Cominciamo da qualcosa che ci piace ricordare: i premi Nobel andati per la prima volta a cinque donne, un bel segno di quanto stia cambiando anche il mondo della scienza. E poi i dibattiti, le preoccupazioni, sfociate spesso in paura, che da marzo, con i primi casi di H1N1 ci hanno accompagnato fino ad oggi. Cosa resterà di tutto questo? Fra le altre cose, milioni di dosi di vaccini inutilizzati. E ancora… la Luna e l’impatto della sonda LCROSS sul lato in ombra del nostro satellite alla ricerca di tracce d'acqua; oppure lo scetticismo, le speranze e il timore per il futuro che ha accompagnato quello che poteva diventare il più importante vertice sul clima di sempre, COP15. L’incontro che si è concluso a Copenahgen nei giorni passati ha lasciato molti scontenti, qualche buon proposito e il rinvio a data da destinare del dopo-Kyoto. Dal clima alla fisica dell’infinitamente piccolo con la nuova accensione di LHC, dopo il blocco forzato dello scorso anno. E ancora “scienza”, ma questa volta come politica della ricerca, con la ricetta di Obama o di paesi come Germania e Francia che, nell’anno della recessione economica, hanno deciso di puntare sulla ricerca per uscire dalla crisi, aumentando i finanziamenti. “We will restore science to its rightful place” fu la promessa di Obama lo scorso gennaio durante il discorso d’insediamento. Speriamo valga anche per il 2010… con la speranza di raccontare ancora le storie che la scienza e i suoi uomini porteranno in questo nuovo anno.

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Discovering Ardi

DiscoveryNetworks, 09.10.2009 - TRailer del documentario realizzato e trasmesso da Discovery Channel "Discovering Ardi"