giovedì, 23 luglio 2009 ore 06:00 (UTC+1)

L'informazione cambia volto con Twitter

Il microblogging spiazza i regimi autoritari e mette in crisi i media tradizionali

In sintesi

  • Notizie in tempo reale
  • Strumento contro la censura
  • Problema dell'attendibilità

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di Ulisse Vitali

Il cinguettio del web

Salito alla ribalta mediatica soprattutto grazie agli avvenimenti legati alle recenti elezioni iraniane, il fenomeno Twitter, il cui nome deriva dal verbo inglese to tweet che significa "cinguettare", sta esplodendo in tutto il mondo (un milione di utenti un anno fa, 17 oggi) e rivoluzionando il modo stesso di fare informazione. Si tratta di un servizio di microblogging basato su brevi messaggi di testo, massimo 140 caratteri come per gli SMS, che possono essere inviati tramite il sito stesso, via telefono cellulare, con programmi di messaggistica istantanea o via e-mail e vengono comunicati istantaneamente a tutti gli utenti che si sono registrati per riceverli.

Siamo tutti reporter - Tra le varie trasformazioni attraversate dai media, quella legata ai social network e alla diffusione dei telefonini intelligenti è sicuramente quella che sta sconvolgendo in modo più radicale il mondo dell’informazione. La rapida evoluzione tecnologica sta infatti mettendo in affanno i canali informativi tradizionali: dopo secoli di carta e inchiostro, i giornali avevano appena cambiato rotta, ospitando blog e video di YouTube sui loro siti, quando è esploso il fenomeno del microblogging, in grado di trasformare improvvisamente i cittadini in reporter e di far arrivare le notizie dell’ultim’ora attraverso i messaggi di Twitter molto prima che sugli schermi della CNN o sui terminali delle agenzie di stampa internazionali.

Difficile da bloccare - Quando scoppia la rivolta in Iran, con i corrispondenti stranieri messi alla porta dal regime autoritario di Teheran, Twitter (grazie soprattutto alla sua integrazione con la telefonia mobile) diventa l'unico canale d’informazione attraverso il quale comunicare all’esterno ciò che sta accadendo nel Paese, con migliaia di ragazzi armati di cellulare che trasmettono brevi messaggi e immagini della sommossa e della repressione. Tuttavia, se da un lato Twitter permette all’opposizione di sfuggire alla censura del regime - che può oscurare le tv e i siti Internet, ma non riesce a bloccare la rete di micromessaggi - dall’altra è diventato uno strumento di comunicazione utilizzato anche dal governo iraniano stesso per diffondere elementi di controinformazione.

Valutare, selezionare e filtrare - Fare giornalismo diventa dunque (anche) saper dominare le nuove tecnologie, aggirare i muri della censura e soprattutto filtrare fonti la cui attendibilità è spesso tutta da dimostrare. L’afflusso di informazioni è così ingente che c’è la necessità di qualcuno che riesca a trovare il bandolo giornalistico della matassa, a dare una forma a contenuti spesso caotici e frammentari, selezionando le informazioni utili nascoste nella babele delle migliaia di tweet che arrivano ogni ora. Il cronista deve quindi dotarsi di nuovi strumenti e competenze per valutare, selezionare, filtrare e fare controllo incrociato delle informazioni che arrivano velocissimamente da questi molteplici canali.

Affidabilità distribuita - Paradossalmente è proprio questo caos che permette alle informazioni di essere via via confermate: se un contenuto è avvalorato da più fonti, trova corrispondenza in altre notizie e viene ribadito in altri tweet, si crea un controllo incrociato, fatto da milioni di persone quasi in tempo reale, che garantisce una sorta di “affidabilità distribuita”. Tutto ciò non rappresenta però la morte del giornalismo, ma piuttosto un cambiamento nel modo di trovare e valutare le fonti, di trattare e controllare l’informazione. Niente è sicuro, tutto deve essere verificato e bisogna saper gestire più fonti contemporaneamente, per costruirsi infine uno scenario sensato e filtrato collettivamente.

Sorpasso in velocità - L’informazione ormai viaggia rapidamente da un capo all’altro del mondo, le notizie rimbalzano in ogni angolo della Rete e parte del declino dei media tradizionali dipende dalla diffusione di Twitter e simili. Durante le rivolte in Iran, i nuovi canali di scambio di notizie (pur lasciando qualche incertezza sulla loro attendibilità) hanno permesso che gli eventi venissero raccontati minuto per minuto e hanno tenuto testa, e probabilmente superato in quanto a velocità, ai media tradizionali. Urge quindi la necessità di ripensare il ruolo del giornalismo, che deve dotarsi di una nuova “cassetta degli attrezzi” per affrontare rivoluzioni tecnologiche che stanno cambiando il modo di fare informazione.

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